Benvenuti

C'è una verità che spesso dimentichiamo: la vita sul nostro pianeta non può fare a meno degli alberi, della loro capacità straordinaria di nutrire la vita, di riportare equilibrio e armonia dove noi portiamo confusione e inquinamento. Gli alberi sono indispensabili, non solo perché respiriamo grazie a loro, ma anche perché possiedono una sorta di antica saggezza che possiamo apprendere osservandoli e imparando, per quanto possiamo, a imitarli.



Questo è il tema del mio libro ALBERI, ed è anche il tema di questo blog. Sarò felice di leggere i vostri commenti su questo e su tutto quanto riguarda queste straordinarie creature e il nostro rapporto con loro.



Lilly Cacace Rajola



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martedì 16 agosto 2016

Per il Regno di Nettuno

"Regno di Nettuno" è il nome dell'Area Marina Protetta delle isole di Ischia e Procida, ricchissima di natura e di storia (dal santuario dei cetacei del Canyon di Cuma agli scavi sottomarini di Aenaria). Per molti anni la gestione di questa straordinaria ricchezza è stata gestita in maniera superficiale e discontinua, ma forse ora qualcosa sta cambiando.
Su La Nuova Ecologia due articoli:
Un futuro per il Regno di Nettuno
Navigando verso Aenaria
Se gli alberi sono i polmoni del pianeta, il mare ne è il cuore. Salvaguardarlo e rispettarlo è un atto di buonsenso e di egoismo intelligente.

martedì 19 gennaio 2016

Epidemie


Mi hanno fatto notare che non ho mai parlato della Xylella, il “batterio killer” (sic) che sta decimando gli ulivi pugliesi. Rimedio facendolo ora.
Quando, nel 2013, cominciarono a girare le prime notizie sull’epidemia, il mio primo pensiero andò a un’altra vicenda, quella degli ulivi secolari trafugati dalle campagne pugliesi per poi venderli come ornamenti da giardino in tutta Italia. Sentivo che c’era qualcosa in comune fra le due storie, ma non sapevo ancora cosa.
Nel frattempo l’epidemia si è estesa e ne è nato un braccio di ferro fra i difensori degli alberi e le autorità, che hanno imposto l’eradicazione non solo delle piante infette, ma anche di quelle sane in un raggio di cento metri, radendo così al suolo ettari di campagne dove solo qualche pianta era malata. Finché non li ha fermati la Procura di Lecce, sequestrando  gli ulivi malati e impedendone l’abbattimento fino alla chiusura dell’inchiesta: sembra infatti, da una perizia tecnica, che non sia sufficientemente provato che sia la Xylella da sola a causare la morte degli ulivi, ma che ci siano anche altre cause. Sembra inoltre che la Xylella sia presente in Puglia da molto tempo, tanto da essere mutata in ben nove ceppi diversi. Insomma, i dubbi sono più delle certezze.
Prima e meglio dei periti giudiziari, però, ad aprirmi gli occhi è un mio amico contadino: «Ma quale batterio, ma quale epidemia, la vera malattia è l’incuria!» Il mio amico sa di cosa parla: vignaiolo fin da bambino, ha passato una vita (settanta gagliardissimi anni) a tirare su le parracine, i muretti a secco dei vigneti collinari, rimettendoli in sesto ogni volta che un temporale li scompigliava, per prevenire frane e smottamenti. «Io ci sono stato più volte in quelle campagne pugliesi -dice- ed è un abbandono totale. Il terreno non è mai curato, quel poco di lavoro che fanno lo fanno con trattori e diserbanti, per anni mai una bella zappata, una concimazione col letame, una bella potatura accarezzata... poi tutto insieme tagliano con la motosega, così gli alberi soffrono, e poi si meravigliano se si ammalano». Saggezza popolare: gli esperimenti scientifici più recenti sono arrivati alla stessa conclusione.
Del resto la prova ce l’ho sotto gli occhi. Quando guardo fuori dalla finestra della mia casa di Ischia, vedo una bella palma ondeggiare nel vento. Qualche anno fa, all’epoca dell’infestazione del punteruolo rosso (altro “killer”, ricordate?) era stata data per spacciata, le foglie tutte secche. Ma fu testardamente curata e potata, anche se tutti dicevano che non c’era nulla da fare, e ora sfoggia una bella chioma verdeggiante. Il tronco ha una forma strana, con un rigonfiamento e una strozzatura, ma lei è viva e lo sarà ancora per un bel po’.
Quanto alle eradicazioni a tappeto, a me sono sembrate dal primo momento un’assurdità. Mi ricordano quel film, Virus letale, in cui Dustin Hoffman e Donald Sutherland (militari statunitensi) per bloccare un’epidemia distruggono un villaggio africano, e poi dopo vent’anni il virus rispunta fuori in una cittadina americana e non si sa come combatterlo. Sutherland vorrebbe distruggere la città, ma viene fermato giusto in tempo da Hoffman che, indagando nel centro dell’epidemia, scopre finalmente come curarla. Distruggere l’epicentro di un’epidemia è pericoloso perché proprio lì si trovano le risposte alle domande di chi cerca una cura.
 
Superficialità, incuria, abbandono: eccolo dunque il legame fra la vicenda degli ulivi trafugati e questa della Xylella. Se provi a trafugare una pianta dal vigneto del mio amico contadino, devi vedertela con lui, perché le conosce e le cura una per una. «Siente a mmé -dice- le malattie in campagna ogni tanto vengono, e molte piante muoiono, però se la terra è sana la malattia passa, le piante che non muoiono si riprendono, e in qualche anno tutto torna come prima».
 
Certamente malattie e infestazioni delle piante si sono fatte più frequenti e violente negli ultimi anni, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici (provocati da noi) e della cattiva globalizzazione (anche quella colpa nostra) che insieme alle merci fa viaggiare per tutto il globo patogeni un tempo isolati in piccole aree. Ma questo significa solo che dovremo imparare ad avere più cura della terra. Molta di più.

giovedì 16 aprile 2015

Verità e realtà

 Alcuni giorni fa qualcuno mi ha detto che il personaggio di Elzéard Bouffier, protagonista de L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, non è reale, ma è stato inventato dall’autore. “Hai commesso un errore nel tuo blog, non è una storia vera”(vedi post del 5ottobre 2011).
Beh, non è esatto. Forse Elzéard non è mai esistito, ma le sue azioni sono descritte con tale dovizia di particolari e così perfettamente corrispondenti alla procedura con cui si ripiantumano i boschi, da far pensare che dietro il suo personaggio sia adombrata una persona reale, forse l’autore stesso, che ha effettivamente piantato tanti alberi e ne ha visto gli effetti sull’ambiente.
D’altra parte sono assolutamente reali le storie di Felix Finkbeiner che a soli nove anni ha addirittura fondato un movimento (poi diventato l’organizzazione Plant for the Planet), riuscendo a piantare un milione di alberi in soli quattro anni; di Giovanni Atzeni che ne ha seguito le orme fondando la Plant for the Planet italiana; di tutti i soci di organizzazioni come il Green Belt Movement, o Plant for The Planet, o community come Tree-nation... e soprattutto è vera e reale, anche se assolutamente incredibile, la storia di Wangari Muta Maathai, la “signora degli alberi” che nella sua vita (Ihithe, Kenia, 1º aprile 1940 – Nairobi, 25 settembre 2011) ha piantato o fatto piantare oltre 50 milioni di alberi, lottando fino alla fine contro la deforestazione e la desertificazione (un bel profilo della sua vita qui).
Perciò la storia di Elzéard Bouffier, se pur non è reale, è vera, come sono veri tutti gli Elzéard Bouffier che ogni giorno si battono per salvare, proteggere valorizzare gli alberi, e per piantarli dove si può, salvaguardando il clima, l’integrità dei territori e la sopravvivenza delle comunità umane su questo pianeta.

domenica 16 febbraio 2014

Alberi e case


Ogni anno è peggio.

Ogni anno la stagione delle piogge si lascia dietro uno strascico di macerie e morti, e un fiume di chiacchiere inutili. Non se ne può più dei politici che promettono soluzioni ma non sono in grado neanche di tamponare le emergenze più urgenti, e non se ne può più del circo mediatico, dei telegiornali che sparano titoli drammatici a ogni alluvione per dimenticare tutto subito dopo. Nei talk show vengono rispolverati in fretta gli ambientalisti, solitamente evitati come la peste e bollati come menagrami privi di ogni realismo; e c’è sempre qualcuno, che ambientalista non è, che pur di apparire più ambientalista degli ambientalisti se la prende perfino con i morti: hai costruito la tua casa sull’argine di un fiume o sotto un costone franoso, in barba alle leggi e a ogni buonsenso? Colpa tua se sei morto, ben ti sta.

Che follia.

Per affrontare seriamente il problema del dissesto idrogeologico che affligge tutta l’Italia, serve un atteggiamento mentale del tutto diverso, e prima di tutto gli ambientalisti andrebbero ascoltati ogni giorno e non solo dopo le tragedie. Perché conoscono il problema meglio degli altri, perché sono in grado di individuare le connessioni fra economia, politica e ambiente; fra i cambiamenti climatici, la gestione dei territori e la coesione delle comunità umane che sui territori ci vivono. Perché hanno seguito la vicenda da ben prima che mostrasse le sue gravi conseguenze e sono in grado di proporre le soluzioni integrate che servono per risolvere un problema così complesso e intricato.

Ma come siamo arrivati fin qui?
Potremmo dare la colpa al pasticcio legislativo degli ultimi 50 anni, con alcune leggi fin troppo rigorose, ma totalmente disapplicate a livello regionale e locale, scavalcate poi dai condoni che tutto appianavano e tutto - apparentemente - normalizzavano. Mi ricordo bene che buona parte della Campania, dopo la promulgazione della Legge Galasso, rimase per decenni in stallo, in attesa della creazione dei piani territoriali paesistici. Nel frattempo, tutti ladri, tutti onesti: il cittadino che allargava di un metro la stanza da bagno era messo sullo stesso piano dello speculatore che tirava su palazzi di 10 piani, a tutto vantaggio di quest’ultimo.
Per quanto mi faccia rabbia tutto ciò, però, devo riconoscere che non si tratta di una causa ma di un effetto. La causa principale è la mancanza di pianificazione e il disinteresse per le sorti del territorio e dell’ambiente. E non prendiamocela solo con i politici. Non ci vuole un sindaco per tirare su un muro a secco che, messo lì dalla saggezza millenaria dei contadini, comincia a sbriciolarsi. Non occorre un ministro per capire che se tutte le strade e le piazze della città sono impermeabilizzate da asfalto e cemento, oltre a quintali di anidride carbonica avremo valanghe d’acqua che scorrono su quelle lisce superfici.
Fino a un secolo fa, i contadini ogni novembre si riunivano e piantavano alberi (vedi il post del 27 ottobre 2011) per consolidare il terreno, e più volte all’anno ripulivano le vie d’acqua come i letti dei torrenti, per garantirne il libero scorrimento e prevenire straripamenti e alluvioni. Nessuno li pagava per questo, né si aspettavano che una qualche autorità risolvesse il problema dall’alto. Lo facevano per se stessi, per le proprie comunità.
Oggi la situazione è decisamente  più complessa, e c’è bisogno di soluzioni politiche e legislative. Occorrerà fare, sia pure in ritardo, quella pianificazione che non è stata fatta finora. Sarà necessario decidersi ad abbattere delle case, e purtroppo non solo quelle degli speculatori ma anche quelle di chi, non potendo acquistare una casa, se l’è costruita come ha potuto, senza rispettare neanche le regole del buonsenso. Perché se la tua casa rischia di uccidere i tuoi figli o quelli di qualcun altro, lasciarla lì è come lasciare una pistola carica in mano a un bambino.

Talvolta il problema non sono nemmeno le case, ma le superfici cementate e impermeabilizzate che le circondano, la mancata messa in sicurezza dei costoni, l’abbattimento degli alberi per fare posto a terrazzi, giardini, viali e parcheggi. Anche in ambiente urbano, gli spazi verdi si riducono sempre più e sono sempre più trascurati. Gli alberi non piacciono: “sporcano” con le foglie, danneggiano l’asfalto con le radici, tolgono spazio alla circolazione e al parcheggio. Questi piccoli svantaggi sono molto più visibili dei grandi vantaggi della loro presenza: meno CO2, aria più pulita, umidità più costante, meno zanzare d’estate e meno allagamenti in inverno. La legge Rutelli imponeva a ogni comune di piantare un albero per ogni bambino nato, ma è totalmente disapplicata perché non vengono mai individuati gli spazi dove piantare gli alberi. A nessuno viene in mente di togliere via un po’ di asfalto e cemento dalle strade e dalle piazze.

Compito dei cittadini - e di chi si occupa di informarli e di sollecitare l’opinione pubblica - è quello di fare pressione sui politici e di tenere gli occhi aperti denunciando eventuali illegalità, lasciando poi alla magistratura il compito di accertare le responsabilità. Ma non solo. Perché l’intervento politico e legislativo, per quanto indispensabile, non potrà risolvere da solo il problema. I costi della gestione delle emergenze verificatisi finora, sommati a quelli della prevenzione da attuare al più presto, sono enormi e i tempi non sono brevi. Nel frattempo che facciamo? Aspettiamo i miracoli dall’alto, mentre la terra ci si sbriciola sotto i piedi, o prendiamo esempio dai nostri saggi antenati contadini? Non ci vuole poi molto. Se il letto di un torrente è invaso dai rifiuti, una giornata di volontariato per ripulirlo e delle ronde per sorvegliarlo richiedono solo qualche ora del nostro tempo, da sottrarre a Facebook o alla televisione; e anzi, proprio i social network possono aiutarci a trovare altri volontari. Se abbiamo un negozio, adottiamo un’aiuola. Trasformiamo il cortile condominiale in un orto urbano. Controlliamo i consumi energetici per ridurre la nostra quota di CO2. Usiamo carta riciclata e detersivi poco inquinanti. Costruiamo un nido per le rondini o un’arnia per le api, prima che si estinguano con grave danno per la vita vegetale... e per la nostra.

Ma soprattutto, piantiamo alberi e prendiamocene cura. Piantiamoli in città, nelle terre abbandonate, dietro la casa del vicino, in vacanza, dovunque possiamo. Non preoccupiamoci se quando saranno cresciuti noi saremo altrove o troppo vecchi, o se non saremo più in questo mondo: facciamolo perché è necessario e perché è giusto. Facciamolo perché gli alberi non sono nemici delle case, ma anzi spesso le salvano. Facciamolo perché è divertente e perché è l’occasione per stare insieme agli altri e riscoprire i contatti umani.

Facciamolo e basta.

giovedì 16 maggio 2013

Cerchiamo i Monumenti della Natura

Gli alberi e noi, con Legambiente Isola d'Ischia e con il magazine turistico Ischia News ed eventi, inizia la campagna di sensibilizzazione “Cerchiamo i Monumenti della Natura”, per individuare alberi di notevole interesse storico e/o naturalistico, grazie alla collaborazione dei cittadini.
“Cerchiamo i Monumenti della Natura” si ispira all’omonima campagna condotta da Legambiente Sicilia a partire dal settembre 2005, che ebbe come risultato la mappatura di oltre 200 alberi monumentali sul territorio siciliano, solo nel primo anno d’indagine, con la produzione di una cartina su cui erano indicati, uno per uno, tutti i luoghi che ospitavano i patriarchi verdi.
Il territorio dell’Isola d’Ischia è, come si sa, ricchissimo sia di biodiversità e di particolarità naturalistiche, sia di tracce di una storia che risale agli antichi Greci. Tuttavia i “segni” di tutto questo sono poco leggibili sul territorio perché poco valorizzati, ignorati o addirittura cancellati da una cattiva gestione. Valorizzare gli alberi monumentali è un modo di contribuire a un’inversione di tendenza.
Il primo passo della campagna “Cerchiamo i Monumenti della Natura” consiste nell’individuazione e segnalazione dei monumenti verdi, tramite la compilazione di una scheda che Legambiente distribuirà in tutte le proprie iniziative nel prossimo anno, e che dovrà poi essere restituita a Legambiente stessa, a mano o via e-mail
(ischialegambiente@gmail.com).
La scheda può anche essere compilata online su Ischia News ed eventi (la trovate qui ).
Successivamente le segnalazioni saranno verificate ed elaborate per arrivare alla redazione di una mappa dei
monumenti verdi dell’Isola d’Ischia.
Saranno coinvolti nella ricerca anche gli alunni di diverse Scuole dell’Isola.

domenica 28 aprile 2013

Con Legambiente e Ischia News per la Pineta Mirtina

Mercoledì 24 aprile 2013,
Pineta Mirtina, Ischia (NA)

I bimbi delle Elementari arrivano, puntualissimi, alle 10. Per loro è soprattutto una giornata di festa, ma sono curiosi di scoprire cose nuove sui nostri amici alberi. Facciamo insieme un po' di giochi sensoriali per conoscere la Natura con sensi diversi dalla vista, poi parliamo un po' delle sensazioni che hanno provato e di quanto gli alberi siano importanti nella vita di tutti noi.
Nel frattempo sono arrivati i ragazzi del Nautico e già si predispongono per la piantumazione, preparano le targhette per le piantine aromatiche, discutono fra loro sul da farsi. Con loro facciamo un gioco di ruolo in cui si improvvisano boscaioli, falegnami,alberi vecchi e giovani. Cominciano a entrare nella logica del bosco e della sua complessità. Poi piantiamo insieme le piantine offerte gratuitamente dai vivai che sponsorizzano l'iniziativa.
Il Comune di Ischia ci aveva promesso assistenza e magari anche qualche alberello dai vivai comunali, invece non si è visto nessuno e le fontanine che dovrebbero servire per annaffiare sono chiuse. Ci tocca procurarci un secchio e prendere l'acqua dai bagni pubblici. Vergogna!
Nonostante questo la giornata procede come un treno. I ragazzi, inizialmente esitanti, si entusiasmano e si danno da fare con alacrità, mentre i più piccoli disegnano al giornata e la raccontano con brevi scritti.
Teleischia riprende tutto, intervista educatori e ragazzi, la gente saprà che c'è qualcuno a cui importa la sorte di questo posto.
Il professor Sollino, studioso della Natura isolana e grande amico della Pineta Mirtina, ci raggiunge verso mezzogiorno e spiega ai ragazzi l'importanza di questa pineta nata su un lembo di lava a pochi passi dal mare, prezioso polmone verde e serbatoio di biodiversità. Ci racconta la riscoperta della Sorgente Mirtina, proprio al centro della pineta e la  trasformazione della pineta stessa in parco aromaterapico, e il successivo abbandono.
Gli adolescenti non sono sprovveduti come qualcuno crede. I loro commenti sono precisi e pungenti.
Legambiente Isola d'Ischia e Ischia News ed Eventi (magazine turistico con un'encomiabile vocazione ecologica) hanno voluto questa giornata ecologica per sensibilizzare i cittadini e le Autorità sullo stato del verde in quella che, un tempo, era chiamata "l'Isola Verde" e che oggi è sempre più vittima di un turismo dissennato e, tutto sommato, anche poco redditizio.
Chi non rispetta gli alberi e la loro antica dignità sicuramente non è un buon cittadino. Probabilmente inquina il mare, l'aria e la terra, danneggia il territorio, non differenzia i rifiuti e non fa un uso sostenibile dell'acqua e dell'energia.
Chi non rispetta gli alberi non comprende il legame, la Rete della Vita che ci unisce agli altri esseri viventi.
Chi non rispetta gli alberi e la Natura è autolesionista perché se laceri il tessuto della vita sarai anche tu a sanguinare, presto o tardi.
Chi non rispetta gli alberi uccide anche te. Digli di smettere.

L'appello di Legambiente e Ischia News per la Pineta Mirtina:

Perché la Pineta Mirtina

 

Situata a pochi passi dal mare, in una zona fortemente urbanizzata, la Pineta Mirtina costituisce un importante polmone verde per il centro abitato del Comune di Ischia.

Essa fa parte di un’area più ampia, piantumata nel 1850 ad opera di Giovanni Gussone, botanico della Corte borbonica, per ricolonizzare la colata lavica dopo l’ultima eruzione vulcanica, verificatasi nel 1300.

Divenuta Parco pubblico alla fine degli anni ’70, ha vissuto vicende alterne a causa di varie infestazioni (Processionaria, Marchalina Hellenica, Blastofago) e di cure non sempre costanti.
Ciononostante si tratta di un prezioso serbatoio di biodiversità, dove oltre ai Pini si trovano moltissime piante della macchia mediterranea: Corbezzoli, Eriche, Euforbie, Filliree, Mirti...

Proprio da questi ultimi prende il nome la sorgente Mirtina, situata al centro della pineta, la cui acqua in passato veniva imbottigliata e venduta.

Nel 2007, raccogliendo il suggerimento del Prof. Giuseppe Sollino e dell’Arch. Antonello Monaco (vedi: La Pineta Villari, un’oasi aromatica immersa nel verde dell’isola, in “La Rassegna d'Ischia”, 2/2004, pagg. 15-20), il Comune di Ischia riqualificò la pineta trasformandola in “Parco idro-aromaterapico”. La Sorgente Mirtina fu canalizzata in diverse fontane e furono piantate numerose essenze aromatiche fra cui Mirto, Alloro, Salvia, Lavanda, Rosmarino. Fu inoltre creata un’arena nella quale si sono poi svolte, per diversi anni, manifestazioni culturali di vario tipo, incluso il festival Ischia Jazz. 

Oggi la Pineta Mirtina è nuovamente abbandonata. Le piante aromatiche sono quasi tutte seccate e frequenti proteste dei cittadini lamentano presenza di rifiuti. E’ un vero peccato che un bene così prezioso venga lasciato degradarsi, ma siamo ancora in tempo. 

L’iniziativa di Legambiente e Ischia News, pur senza pretendere di essere risolutiva, vuol essere uno stimolo, un primo piccolo passo concreto per segnalare a tutti la necessità di prendersi cura di questa splendida area.

Altri articoli sull'argomento in Ischia News ed eventi:
http://www.ischianews.com/it/attualita/ambiente/2090-amala-per-raccontarla.html
http://www.ischianews.com/it/attualita/ambiente/2089-perche-gli-alberi.html




 

lunedì 28 gennaio 2013

Una proposta... bellissima



"Bellezza motore del futuro" è il nome del disegno di legge proposto da Legambiente per difendere la straordinaria qualità del territorio italiano. Nel comunicato di presentazione dell'iniziativa si legge:


"La bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia ma anche e soprattutto un fattore decisivo su cui costruire il nostro sviluppo. Puntare sulla bellezza è un obiettivo imprescindibile e una chiave fondamentale per capire come il nostro Paese possa ritrovare le idee e la forza per guardare con ottimismo al futuro.
 Questo paese non produce più nuova bellezza, se non per qualche oggetto isolato. Le periferie, il consumo di suolo, l’abusivismo, l’emarginazione dei giovani, l’individualismo esasperato, i tagli alla cultura e alla scuola sono tutti fenomeni che rubano bellezza al nostro paese. Proprio la bellezza, invece,  può essere la chiave per rivedere politiche che interessano fortemente il territorio e concorrono in maniera rilevante a definirne caratteri e qualità".

 
La qualità della vita delle persone nella sua globalità è al centro della proposta di Legambiente: in questa ottica la bellezza non è solo quella delle grandi opere d'arte o delle incontaminate oasi dove la Natura si mostra in tutto il suo splendore, ma anche quella fatta di città sostenibili ecologicamente e socialmente, di territori non più violentati da abusivismo e incendi, di cura per i beni comuni, per l'istruzione, la ricerca, la cultura. La bellezza di Legambiente è quella che odia le diseguaglianze che creano ingiustizia, ma ama la diversità che arricchisce e aggiunge qualità, agli ecosistemi come alla società.
Insomma, come dire che la bellezza non è un diamante isolato, ma un bosco rigoglioso e complesso.
La bellezza è armonia.
 
Tra i primi firmatari della legge Don Luigi Ciotti, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Roberto Saviano, Ricky Tognazzi, Syusy Blady, Neri Marcorè, Dario Vergassola, Patrizio Roversi, Giuseppe Cederna, Franco Iseppi.
 
Per informazioni e per aderire:
 




 


 

venerdì 25 gennaio 2013

Votare non basta

E' cominciato il solito balletto della campagna elettorale. Tutti fanno polemica contro tutti, ognuno corteggia l'elettorato dell'altro ma i contenuti "veri" restano sullo sfondo. Anche quelli che mettono in risalto problemi reali, come la disoccupazione il perdurare della crisi economica, sono poi molto meno chiari quando propongono le soluzioni. Bersani, che forse è uno dei migliori, si incasina con la questione della patrimoniale (la vuole, non la vuole, la confonde con l'IMU) e va in fibrillazione per la crisi del Montepaschi; Grillo fa il populista ma poi ruggisce contro il redditometro e strizza l'occhio all'estrema destra, Berlusconi che ne parlammo a fà... e così via. Certo non è facile scegliere per chi votare. Io cercherò di andare a fondo, di conoscere i programmi e di fare una scelta ponderata, perché so che il voto è un importante esercizio di democrazia. Ma c'è una riflessione che mi conforta e al tempo stesso mi preoccupa: la democrazia non comincia e non finisce con il voto. Ci sono molti altri modi e mezzi per far sentire la propria voce, per cambiare le cose: associarsi, proporre petizioni, interrogazioni, leggi d'iniziativa popolare... anche distribuire un volantino in una piazza è un importante esercizio di democrazia se smuove le acque e aiuta a ottenere un cambiamento reale.
Perciò invito tutti a votare chi vogliono, ma a non dimenticarsi di essere cittadini il giorno dopo il voto: è il nostro impegno civile che fa davvero la differenza.
A rileggerci presto. 

lunedì 13 agosto 2012

Fuoco!!!


Incendi. L’emergenza annunciata di ogni estate, come frane e alluvioni d’inverno.

E mi sorprendo a notare quanto sia ancora distorta la percezione della gente. Sento dire un milione di sciocchezze, per esempio che sarebbe il caldo a causare gli incendi. Facciamo subito chiarezza: è l’uomo che provoca gli incendi, nel 70% dei casi con dolo, cioè volontariamente, e nella maggior parte degli altri casi per incuria e superficialità, per esempio bruciando sterpaglie senza tener conto del vento, lasciando acceso il fuoco dopo un picnic, gettando il classico mozzicone acceso dall’auto eccetera.Il caldo, o più che altro la siccità, può rendere più facile l’attecchimento delle fiamme, così come il vento può diffonderle più rapidamente. Ma i colpevoli siamo sempre noi.
Ricordo di aver conosciuto, anni fa, un anziano ufficiale della Guardia Forestale, che alla mia domanda sui rischi di combustione spontanea rispose, sorridendo amaramente, di aver visto un solo caso di autocombustione nella sua pur lunga carriera.

Paradossalmente, sono gli incendi che aggravano il caldo, distruggendo l’ossigeno e diffondendo rapidamente massicce quantità di CO2, che come sappiamo accentua l’effetto serra. E i danni non finiscono qui. Se i Comuni si decidessero a tenere ben aggiornati i catasti delle aree percorse dal fuoco, si potrebbe verificare che le aree incendiate oggi sono le stesse in cui, di qui a uno o due inverni, si verificheranno devastanti frane. Che su alcune aree bruciate sorgeranno case abusive, che la furia della frana trascinerà giù, uccidendone gli abitanti. Che se il fuoco percorrerà un’area già incendiata l’anno precedente, ricostituire l’ambiente boschivo sarà dieci volte più difficile. La collina dei Camaldoli, a Napoli, viene incendiata ogni anno a ferragosto e ormai è un cumulo di sterpaglie.

Perché a ferragosto? Non perché fa caldo, ma perché in quel periodo la vigilanza si allenta: VF e Guardia Forestale vanno in ferie e a sostituirli restano i più giovani e inesperti, ma anche il controllo del territorio da parte dei cittadini viene meno. Se sei via, in vacanza, non puoi accorgerti che la collina dietro casa tua sta bruciando.

Eppure nella percezione della gente l’incendio doloso o colposo non è un reato grave. In fondo non muore nessuno, si sente dire. A parte il fatto che ogni anno qualcuno ci rimette la vita perché viene sorpreso in casa dal fuoco o per tentare di spegnerlo, come si fa a non rendersi conto che, di qui a uno, due, tre anni ci saranno altri morti per le conseguenze dell’incendio di oggi?

Bruciare un bosco ha qualcosa in comune con certi terribili reati, come picchiare un bambino o violentare una donna. In entrambi i casi il danno non è solo quello immediato, ma quello a lungo termine, assai più grave: il bambino picchiato probabilmente diverrà un adulto che picchia i bambini, la donna violentata non sarà mai più la stessa di prima. Così anche un territorio violentato dal fuoco, che diffonderà morte anziché vita, disagio invece di fertilità e ricchezza.

Così come per quelli che violentano donne e picchiano bambini, anche per i piromani non c’è comprensione che tenga. Non m’importa se sono psicologicamente disturbati, o se lo fanno per un qualche malinteso interesse. La catena dei danni va spezzata subito. E si può farlo in un modo solo: mettendoli dentro.

Se conoscete un piromane, denunciatelo. Anche se si tratta di vostro fratello o di vostro padre. Vi sta rubando il futuro. Sta condannando a morte i vostri figli o quelli di qualcun altro. Mandatelo in galera. E se esce di prigione e riprende a farlo, denunciatelo ancora. Ne va della vita.

martedì 26 giugno 2012

A scuola dagli alberi... con passione

Anna Cassarino, artista, educatrice, scrittrice,  grande amante degli alberi, ha accettato di raccontare la sua esperienza a Gli alberi e Noi. Ecco il suo contributo:

Conoscere è il primo passo per amare e chi ama davvero sa rispettare e comportarsi nel modo giusto. Ma come è possibile farlo con ciò che non si conosce? Ecco perché, non potendone più di vedere la natura esclusa dalla cultura generale, ho deciso di far qualcosa di concreto perché le cose cambiassero. Per tutta la vita ho sperimentato che quando si hanno buone idee, passione, pazienza e coraggio si può fare molto. I soldi vengono dopo. Dovevo dimostrarlo, per non sentirmi soffocata da una società parolaia e non di parola.
Così ho creato il primo abbozzo del progetto di formazione alla natura che avevo in mente ed ho venduto la mia casa per finanziare gli anni in cui avrei avuto solo spese. Avrei viaggiato continuamente, così da vedere, capire, sperimentare, raccogliere, elaborare e diffondere. Per nove mesi ho  percorso  vari Paesi tropicali, pensando di restare in quello che mi avrebbe risposto meglio. Poi sono tornata in Italia, perché una donna sola, se da noi trova molti ostacoli, lì ne trova di più. Ho comperato un camper, ideale perché elimina una gran quantità di spese e di disagi in un colpo solo, offrendomi la libertà di cui avevo bisogno.
Anna accanto al camper con cui gira l'Europa
insegnando l'amore per gli alberi e la Natura
Ho dato al progetto il nome A SCUOLA DAGLI ALBERI perché ritengo gli alberi maestri di vita, ma ho affiancato anche  tutto ciò che interagisce nell'ambiente: animali, fenomeni naturali e animo umano. Altrimenti non si riesce ad avere una visione d'insieme e c'è un grande ostacolo alla comprensione delle cose. Per rendere piacevoli e comprensibili argomenti che di solito sono trattati in modo troppo tecnico, ho usato la forma narrativa. Per mettere in grado chiunque di cominciare  a conoscere l'argomento senza spese e spostamenti, ho creato il sito internet: www.ascuoladaglialberi.net.
Dato che parlo e scrivo in francese, spagnolo, inglese e tedesco, ho fatto l'interprete e la guida turistica di Firenze a tempo parziale per anni, ma era il lavoro artistico quello che nutriva davvero la mia vita interiore, insieme alla lettura, allo studio, alla riflessione che mi permetteva di rispondere alle tante domande che mi sono fatta fin da piccolissima. Ho voluto far nascere lo stesso desiderio nelle persone, facendo scoprire loro la straordinaria creatività e bellezza della natura a cui ci si può ispirare sempre. Il modo in cui funziona la rende molto più affascinante del suo già attraente aspetto e fa capire che, venendo da lei, facciamo parte di un insieme straordinario. Non ci sentiamo più soli né impotenti, perché possiamo riconoscere nelle sue tante modalità, qualcosa di noi.
E' difficile convincere la gente di queste cose, quando c'è un martellamento continuo in senso contrario. Io, però, continuo a scoprire cose bellissime, a scrivere, a raccontare le "favolose storie vere della natura" che ho messo dentro i miei libri, con pazienza. Fare le cose per piacere anziché per dovere dà risultati infinitamente migliori, ma arrivarci richiede tempi lunghi, come tutte le cose che valgono.
Anna Cassarino

domenica 10 giugno 2012

Alberi Monumentali parte II: Un tesoro genetico


Negli anni ’80 il Corpo Forestale dello Stato condusse una lunga ricerca su tutto il territorio nazionale per individuare gli alberi “di notevole interesse", schedando oltre 22.000 alberi “di particolare interesse”, selezionati poi fino ad individuare 2.000 esemplari “di grande interesse” e, fra di essi, 150 che presentavano un eccezionale valore storico o monumentale.

“Il censimento – si legge ancor oggi sul sito del CFS - non ha interessato gli alberi come categoria vegetale, o come risorsa economica, ma singoli soggetti arborei che hanno una propria "individualità" per essere eccezionalmente vecchi, per essere stati protagonisti di episodi storici o per essere legati alla vita di grandi uomini”…

Alcuni degli alberi individuati avevano età venerande che superavano i 2000 anni, altri erano legati a eventi storici ormai lontani nel tempo, come il “Castagno dei Cento Cavalli”, l’albero monumentale più famoso d’Italia, che si trova in Sicilia.

Scopo ulteriore dell’indagine era individuare alberi particolarmente sani e resistenti, “esemplari che hanno vinto tutte le selezioni naturali e sono campioni olimpionici della lotta per la vita intesa in termini darwiniani”, e di riprodurli nei vivai forestali, per avere una popolazione di alberi eccezionalmente resistenti e longevi. Si tratta quindi di un patrimonio di geni “forti”, derivante da individui sopravvissuti alle più tremende calamità naturali e alle violenze dell’uomo. Un’enorme ricchezza, che è importante non disperdere nel momento in cui la pressione della nostra specie sull’ambiente si fa sempre più forte.

L’inchiesta del Corpo Forestale, tuttavia, individuò solo una piccola parte degli alberi monumentali d’Italia. Successivamente altre ricerche furono condotte in diverse regioni, a cura delle Regioni stesse o di altri Enti. La più interessante di queste fu condotta da Legambiente Sicilia a partire dal settembre 2005, ed ebbe come risultato la mappatura di oltre 200 alberi monumentali sul territorio siciliano, solo nel primo anno d’indagine, con la produzione di una cartina su cui erano indicati, uno per uno, tutti i luoghi che ospitavano i patriarchi verdi. L’aspetto più interessante di questo lavoro sta nel fatto che esso sia stato inserito in una campagna, “Salvalarte”, che l’associazione ambientalista dedica solitamente a ricerche sui beni culturali e i monumenti dimenticati: in questo modo le ragioni naturalistiche e quelle storico-culturali si sono saldate insieme.

Gli alberi sono una parte così importante della nostra vita e della nostra civiltà che non dovremmo avere bisogno di monumenti per ricordarci di prendercene cura. Ma i “monumenti verdi” ci sono, e oltre che utili sono bellissimi.





La Regione Campania è in ritardo rispetto alle altre Regioni nell’opera di mappatura degli alberi monumentali. Anche nell’elenco del CFS risultano pochissimi esemplari, eppure ce ne sono tanti, sparsi qua e là sul territorio, nei boschi o in pieno territorio urbano, come il Platano di Lamartine che spicca in mezzo al traffico sul porto di Ischia… chissà quanto c’è ancora da scoprire!!!

lunedì 9 gennaio 2012

Alberi monumentali parte prima – Gli alberi e la memoria

Accadde il 23 maggio 1992, lo stesso giorno della strage di Capaci, quando furono assassinati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta. Alla notizia della strage, spontaneamente le persone cominciarono a radunarsi sotto casa di Falcone, in un primo momento in cerca di notizie più precise di quelle dei media, poi per dimostrare a quegli eroi civili la propria solidarietà e il proprio cordoglio. Accanto al portone cresceva una giovane pianta di ficus, che presto si ritrovò coperta di foglietti contenenti messaggi di cittadini che con quel semplice gesto si ponevano dalla parte dei servitori dello Stato uccisi e contro la mafia.

Sono trascorsi vent’anni e  l’ “Albero Falcone”, come affettuosamente lo chiamano i palermitani, non ha smesso per un attimo di essere ricoperto di messaggi. E’ impossibile passare di lì e non vederlo. E’ impossibile vederlo senza ricordare. E’ impossibile ricordare senza pensare.    Gli alberi hanno spesso, per noi umani, un forte legame con la memoria, forse perché molti di essi vivono assai più a lungo di noi. Gli alberi vecchi, oltre alla memoria genetica della loro specie, conservano quindi anche quella delle comunità umane. Ci sono alberi piantati apposta per ricordare, come quelli del giardino dei Giusti a Gerusalemme, o come quelli di tutti i nostri cimiteri, che sembrano pacificare le anime addolorate per la perdita di una persona cara dandoci il senso del fluire eterno della vita. Ci sono poi alberi che si sono trovati per caso ad essere testimoni di eventi storici, o che hanno avuto la ventura di incontrare personaggi famosi, come il Pino di Garibaldi o il Platano di Lamartine. Ci sono anche alberi che pur non essendo stati al centro di eventi straordinari o accanto a persone famose, conservano il ricordo di sagre antiche, di raduni di contadini prima delle fatiche dei campi, o segnano un incrocio dove un tempo i mercanti si incontravano per scambiare le loro merci. Ogni albero, anche il più umile, porta le tracce della vita della comunità umana che lo circonda, e  quanto più è vecchio, tanto  più è depositario della storia di quella comunità.
Ragazzi lasciano un messaggio di legalità sul ficus di Falcone
(continua nel prossimo post)


mercoledì 30 novembre 2011

La Festa dell'Albero a Forio d'Ischia


29 novembre 2011. Una giornata bellissima, con un sole primaverile. E per aggiungere bellezza a bellezza, i volti di quasi 70 ragazzi dai 12 ai 19 anni -alunni della Scuola media, del Nautico e del Turistico- attenti ad ascoltare e osservare quando parlo degli alberi e dell’importanza che hanno per la nostra vita; e racconto la storia di Wangari Muta Maathai, fondatrice del Green Belt Movement, che si è battuta per tutta la vita contro la deforestazione e la desertificazione.



E poi andiamo a piantare gli alberi nel giardino della scuola. Che belle le loro facce accaldate, mentre scavano le buche per piazzare i carrubi e gli allori che abbiamo scelto per loro!I più grandi scavano con foga e rapidità, ma anche i più piccoli vogliono cimentarsi. Chi non se la sente di usare zappa e vanga contribuisce collocando le piantine nelle buche, aiutando a coprire le radici di terra, innaffiando.  Qualcuno fa semplicemente da spettatore.
La Preside si dà da fare: scava, ricopre, innaffia. In mezzo ai ragazzi, sembra una ragazzina anche lei.
C’è un gruppetto di ragazze appartato. Le sento confabulare. Mi avvicino e mi fanno: “Lilly, raccontaci una storia”. Allora parlo loro di Julia “Butterfly” Hill, che per salvare un boschetto di sequoie ha trascorso due anni in cima a uno di quegli enormi alberi. Leggo anche un brano dal  libro di Julia, La ragazza sull’albero.  Alla fine tutte vogliono le fotocopie del libro.
La voce si è sparsa e ci raggiungono altri ragazzi, guidati da una insegnante mia amica: ha sentito quello che stavamo facendo ed è venuta con tutta la classe.

Alla fine della giornata quattro carrubi e dieci allori si sono aggiunti agli alberi preesistenti. Presto cresceranno e questo posto, ancora in parte incolto, comincerà ad essere un vero giardino.






martedì 15 novembre 2011

La pioggia e gli alberi

Mentre scrivo questo post, il sole splende finalmente su tutta la Penisola. Il maltempo si è allontanato, lasciandosi dietro una scia di morte e distruzione. E purtroppo sappiamo che non è finita. Il maltempo tornerà, questa è solo una tregua. E puntualmente i nostri territori, già fragili geologicamente, subiranno danni e devastazioni. Persone subiranno danni gravissimi o addirittura moriranno. E dentro di me sale l’indignazione. Non è possibile che continuiamo a non voler vedere la realtà, a prendercela con la follia della Natura, a mettere in campo una prevenzione fiacca ed insufficiente, quando non addirittura controproducente (canalizzazione forzata delle acque, argini e opere di contenimento dei pendii in cemento...). Eppure la risposta a tutto è così semplice. I nostri saggi antenati lo hanno fatto per millenni:
PIANTARE ALBERI.
Gli alberi, lo abbiamo imparato tutti a scuola, con le loro radici trattengono il terreno sui suoli in pendenza, contribuendo a prevenire frane ed erosione e impedendo che la pioggia si riversi tutta a valle come una irrefrenabile valanga d’acqua. Le chiome frenano pioggia e grandine, attutendone l’impatto sul terreno, e al tempo stesso proteggono il suolo dal disseccamento con la loro ombra, consentendo la vita di piante più piccole, che a loro volta hanno importantissime funzioni ecologiche. Ma non basta. Se le piogge degli ultimi anni sono state così devastanti, è perché anche il clima è cambiato. Sentiamo tutti i giorni parlare di riscaldamento globale, ma ci sembra di non poterci fare niente. Sono le industrie e le centrali elettriche a produrre anidride carbonica, sono loro a dover limitare le emissioni, noi cosa possiamo fare?
Eppure tutti sappiamo (anche questo l’abbiamo imparato a scuola) che gli alberi catturano anidride carbonica e liberano ossigeno. Giusto quello che ci serve per mitigare il surriscaldamento del nostro pianeta. Qualcuno dirà che per ottenere qualche risultato, occorrerà piantare moltissimi alberi, e come si fa? UNO PER VOLTA. Se ognuno di noi, nella sua età adulta, piantasse un albero ogni anno, alla fine della sua vita avrebbe piantato circa cinquanta alberi. Sembrano pochi, ma moltiplicati per la popolazione fanno parecchi milioni di alberi che prima non c’erano.
Certo, non basta piantare gli alberi e scordarsene. Bisogna prendersene cura, almeno finché sono piccoli e fragili, ma vale la pena perché appena cresciuti saranno loro a prendersi cura di noi. Anche curare il territorio ripristinando i vecchi muretti a secco sui terreni collinari, coltivando le terre marginali, facendo saltare via il cemento da piazze e marciapiedi per piantare alberi, arbusti e piante d’ogni tipo, è un grosso aiuto. E oltre che utili, sono belli da vedere. Un tempo questi lavori venivano svolti dall’intera collettività del villaggio o del paese: il contatto con la terra, in una società contadina, era forte e alimentava la consapevolezza dei vantaggi della cura e dei rischi dell’incuria. Oggi, in una società più disgregata e meno legata alla terra, organizzarsi per piantare alberi e tirar su muretti di pietra sembra molto complicato, e in genere viene demandato alle Autorità. Che devono fare la loro parte, senza dubbio, ma anche noi tutti dobbiamo fare la nostra. Dobbiamo convincerci che l’aria che respiriamo, un territorio sano e non pericoloso, un clima dolce sono beni inestimabili. Beni che ci appartengono, e che non possiamo lasciare in mano a sindaci e ministri, disinteressandocene. E’ ora di rimboccarsi le maniche e di cominciare a fare una cosa, una cosa piccolissima e facile, e perfino piacevole, che tutti possiamo fare:
PIANTARE ALBERI E PRENDERSENE CURA.
Sabato 19, domenica 20 e lunedì 21 festeggiamo il nostro diritto a vivere bene sul nostro bel pianeta. Piantiamo alberi.
Per partecipare alla Festa dell’Albero seguite i link (a destra nella pagina) o... auto-organizzatevi!!!

giovedì 27 ottobre 2011

La Festa dell'Albero

  La Festa dell’Albero trae le sue origini dalla festa che i contadini di tutta Europa celebravano, fin dai tempi degli antichi Romani, in autunno, per festeggiare la messa a dimora delle nuove piante nei boschi e nelle terre comuni. Nella loro antica saggezza i contadini sapevano che è bene rimpiazzare subito le piante perse a causa di catastrofi naturali o del taglio della legna; e, per portare a termine questa operazione in breve tempo e con successo, era d’uso unire le forze dell’intero villaggio.
Questa bella consuetudine, ripresa  da Legambiente da oltre 20 anni, ha acquisito nuovi significati, senza perdere quello originario: infatti oltre a piantare nuovi alberi (per prevenire o attenuare i rischi idrogeologici, per mitigare il surriscaldamento globale, per migliorare la qualità della vita delle persone), ci si impegna a prendersene cura (adozione) e a diffondere una cultura di rispetto per gli alberi e per la Natura in genere. Un festeggiamento particolare viene poi riservato agli alberi monumentali, quelli cioè che per varie ragioni possono essere  considerati patriarchi della loro specie e/o testimoni di eventi storici (come il platano di Lamartine, che si trova nell’isola d’Ischia, sotto la cui ombra il poeta scriveva versi immortali), unendo così la storia naturale a quella degli uomini.
La Festa dell’Albero nel racconto di Ugo Foscolo:

“12 novembre
  Jeri giorno di festa abbiamo con solennità trapiantato i pini delle vicine collinette sul monte rimpetto alla chiesa. Mio padre pure tentava di fecondare quello sterile monticello; ma i cipressi ch’esso vi pose non hanno mai potuto allignare, e i pini sono ancor giovinetti. Assistito io da parecchi lavoratori ho coronato la vetta, onde casca l’acqua, di cinque pioppi, ombreggiando la costa orientale di un folto boschetto che sarà il primo salutato dal sole quando splendidamente comparirà dalle cime dei monti. E jeri, appunto, il sole più sereno del solito riscaldava l’aria irrigidita dalla nebbia del morente autunno.
  Le villanelle vennero sul mezzodì co’ loro grembiuli di festa intrecciando i giuochi e le danze di canzonette e di brindisi. Tale di esse era la sposa novella, tale la figliuola, e tal altra la innamorata di alcuno dei lavoratori; e tu sai che i nostri contadini sogliono, allorché si trapianta, convertire la fatica in piacere, credendo per antica tradizione de’ loro avi e bisavi, che senza il giolito de’ bicchieri gli alberi non possano mettere salda radice nella terra straniera.
  Frattanto io mi vagheggiava nel lontano avvenire un pari giorno di verno quando canuto mi trarrò passo passo sul mio bastoncello a confortarmi a’ raggi del Sole, compiacendomi delle frutta che, benché tarde, avranno prodotto gli alberi piantati dal padre mio. E quando le ossa mie fredde dormiranno sotto quel boschetto alloramai ricco ed ombroso, se talvolta  lo stanco mietitore verrà a ristorarsi dall’arsura di giugno, esclamerà: egli innalzò queste fresche ombre ospitali!”

da: Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis , rid. e adatt.

Un solo commento: essere ricordati per aver piantato degli alberi è molto più gratificante della fama effimera che spesso si rincorre (aver successo in politica, fare soldi, apparire in televisione...). Anche perché gli alberi spesso vivono più a lungo di noi...

Io partecipo alla Festa dell’Albero, e voi???


Per partecipare alla Festa dell’Albero:
 troverete tutte le notizie sulle passate edizioni della Festa dell’Albero. Cliccando su http://www.legambiente.it/legambiente/mappa-sedi
 potrete rintracciare il gruppo di Legambiente più vicino a voi. Se non trovate nessun gruppo di Legambiente, auto-organizzatevi! Chiedete al vostro Comune di affidarvi una piccola area incolta o trascurata (anche un’aiuola) e adottatela. Le piante spesso le fornisce gratuitamente la Guardia Forestale. Buon lavoro e... fatemi sapere!

La solidarietà dei lecci

I lecci sono bellissime querce, slanciate, eleganti; ma la loro maggiore bellezza è nella loro socialità. Provate ad entrare in una lecceta e vi sembrerà di essere nella giungla. Gli alberi e le piante del sottobosco sono fitti, e nascondono alla vista il resto del mondo. Su ogni albero, poi, hanno la loro casa diversi animali: topi quercini nelle radici, ghiandaie ed altri uccelli sui rami… è un bosco talmente pieno di vita che viene da domandarsi come fanno tante creature a vivere insieme in così poco spazio e sembrare così a loro agio.
Infatti è difficile capirlo per chi come noi ha dato vita a società estremamente competitive, soprattutto qui, nel ricco ed egoista nord del mondo, dove ci si ricorda che le risorse sono limitate solo quando altri chiedono di accedervi. Quante volte abbiamo sentito dire: “la coperta è stretta” per giustificare inimicizie fra gruppi etnici o sociali? E se, invece di tirare la coperta di qua e di là, ci facessimo caldo a vicenda con i nostri stessi corpi? E’ quello che fanno le piante. Manca l’acqua? Non è una buona ragione per rubarsela a vicenda, al contrario: i grandi alberi fanno ombra con le loro chiome alle piante erbacee e queste conservano l’acqua per le radici degli alberi. In questo modo una risorsa fondamentale viene salvaguardata e al tempo stesso è sfruttata al massimo. Oh-oh, forse le piante della lecceta hanno qualcosa da insegnarci anche in tema di economia...

lunedì 24 ottobre 2011

Ancora sull'uomo che piantava gli alberi

Ho trovato questo video su You Tube, racconta la storia di un uomo che piantava alberi (vedi il post del 5 ottobre su questo blog), è bellissimo ed è bella anche la canzone:
http://youtu.be/7Og0IKyP_Wo
guardatelo e ditemi cosa ne pensate...

sabato 8 ottobre 2011

La pazienza del pino


 
Iniziando questo blog, ho detto che dovremmo imparare a vivere prendendo esempio dalle piante. Ebbene, una pianta che sicuramente ha molto da insegnarci è il pino. Mi è capitato spesso di osservare gli alberi delle pinete del Vesuvio, soprattutto pini marittimi e domestici. Vivono in un ambiente difficile, mettendo radici in durissime colate laviche che contribuiscono a disgregare.

Pini al lavoro sulle lave del Vesuvio



Per questa ragione sono usati per i rimboschimenti in zone vulcaniche: non c’è roccia che gli resista. Le radici delle altre piante, quando incontrano qualcosa di duro, deviano cercando di aggirare l’ostacolo. Quelle del pino, invece, sono provviste, in punta, di una cuffia radicale: qualcosa di simile a un’unghia durissima, che si conficca nella roccia e a lungo andare la spacca. Dopo un’eruzione, il problema principale è il rischio di alluvioni. Infatti le piogge scorrono sul manto impermeabile della colata lavica, formando una valanga d’acqua che si avventa sui centri abitati a valle, aggiungendo i suoi danni a quelli dell’eruzione. I pini, in pochi anni, pongono rimedio a tutto questo. 
Ma l’aspetto più interessante della vita di queste creature è un altro. Un’infiorescenza di pino ci mette tre anni a trasformarsi in pigna, resistendo alle intemperie e agli attacchi dei roditori. Tre lunghi anni per maturare e liberare i semi. Ognuno dei possenti colossi che compongono le pinete vesuviane ha avuto origine da una così lunga gestazione. E forse è questo che rende così ostinate queste creature, che dà loro la tenacia per continuare a incidere la roccia, che le rende capaci di sopravvivere alla scarsità d’acqua, al caldo infernale di agosto, alle gelate primaverili, agli incendi appiccati dai nostri simili... continuando a crescere, senza arrendersi. Il pino è un maestro di tenacia e pazienza. 


Particolare delle radici