Benvenuti

C'è una verità che spesso dimentichiamo: la vita sul nostro pianeta non può fare a meno degli alberi, della loro capacità straordinaria di nutrire la vita, di riportare equilibrio e armonia dove noi portiamo confusione e inquinamento. Gli alberi sono indispensabili, non solo perché respiriamo grazie a loro, ma anche perché possiedono una sorta di antica saggezza che possiamo apprendere osservandoli e imparando, per quanto possiamo, a imitarli.



Questo è il tema del mio libro ALBERI, ed è anche il tema di questo blog. Sarò felice di leggere i vostri commenti su questo e su tutto quanto riguarda queste straordinarie creature e il nostro rapporto con loro.



Lilly Cacace Rajola



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sabato 11 agosto 2018

E se tu fossi un albero?


Cosa direbbe un albero se potesse parlare? Cosa penserebbe degli esseri umani?

Esaminare analogie e differenze fra esseri umani e piante, alla ricerca di una visione del mondo che permetta di superare l’antropocentrismo ma soprattutto di guardare al futuro della nostra specie in un’ottica attiva, positiva, rispettosa della Natura e di ogni tipo di diversità, dove la cooperazione prevale sulla competizione e la resilienza mostra la sua grande potenzialità. Imparare non più solo a rispettare gli alberi o a prendersene cura, ma a osservarli, ascoltarli, prendere esempio da loro, fino a “pensare come alberi”. Questa la scommessa di “Se fossi un albero”, un percorso didattico di 120 ore realizzato nel corso di due annualità del POR Scuola Viva, in collaborazione con Legambiente Isola d’Ischia e l’IC “Vincenzo Mennella” di Lacco Ameno.
 
L'albero vecchio e l'albero giovane
 
Esploratori e guide
Abbiamo iniziato lo scorso anno, quando i bambini erano in terza elementare, con un percorso di attività sensoriali, giochi, proiezioni di slide e filmati, animazioni. I bambini hanno scoperto che gli alberi sono sensibili, che cooperano con le altre piante e con gli animali, che sono indispensabili per risanare gli squilibri ecologici e perché sul nostro pianeta continui a esistere la vita. Si sono divertiti a toccare e annusare le piante, a impersonare alberi vecchi e giovani in gara fra loro con l'aiuto di Simone Verde, ad auscultare la linfa che scorreva nei tronchi. Hanno familiarizzato con concetti complessi come quello di catena alimentare e di ciclo produttivo, hanno scoperto le proprietà curative di alcune piante. Con l’aiuto di Francesco Mattera hanno guardato al microscopio le cellule umane e vegetali per scoprirne analogie e differenze. Con EmiliaMastandrea hanno imparato a dire “grazie” e “scusa” a Madre Natura, in una bellissima produzione grafica. In più di una circostanza hanno collaborato con i bimbi del modulo “Siamo tutti assessori all’ambiente” condotto da MariannaLamonica, scoprendo insieme che cura dell’ambiente e cittadinanza attiva sono facce della stessa medaglia.

Grazie/scusa
 
 Il percorso del primo anno si è concluso con una lettera scritta collettivamente a un albero nella bellissima cornice della Pineta Mirtina.
 

La Maga Altea
La Festa dell'Albero
A novembre, prima ancora di riprendere le attività del POR, ci siamo divertiti insieme nella Festa dell’Albero, dove la Maga Altea, interpretata dalla bravissima Alessandra Calabrese, ha ricordato ai bambini le virtù curative di semplici pianticelle come l’alloro, il timo, il rosmarino... che sono poi state piantate nel giardino della scuola con l’aiuto dei volontari di Legambiente.

Poi i bambini hanno scritto un’altra lettera... questa volta da parte degli alberi agli esseri umani. Ecco qui qualche stralcio:

“Cari esseri umani, noi piante vi vogliamo bene ma pensiamo che dovreste stare più attenti”

“È stato emozionante perché avete trascorso la mattinata insieme a noi e ci avete regalato nuovi amici: la Salvia, il Rosmarino, l’Alloro...”

“Noi promettiamo di continuare a regalarvi ossigeno e frutti e a prenderci cura di voi, ma voi dovete promettere di rispettarci come fate per i vostri simili”.

A marzo -in tremendo ritardo a causa delle conseguenze del terremoto accaduto in agosto- le attività sono riprese, con l’aiuto di super-esperti come l’agronomo Giuseppe Sollino che ha parlato degli Alberi Padri, cioè di quegli alberi che oltre al valore naturale ne hanno uno culturale essendo legati a eventi storici o a tradizioni locali, o semplicemente per la loro venerabile età. Successivamente, con il prof. Sollino e con i bambini, con l'aiuto di Maria Orlacchio abbiamo visitato i giardini di Villa Arbusto scoprendo che ospitano tre bellissime magnolie che hanno tutte le caratteristiche per essere inserite nell’elenco degli Alberi Monumentali. Perciò, insieme ai bimbi del modulo “Siamo tutti assessori all’ambiente” abbiamo iniziato il lungo e complesso iter di raccolta dati e segnalazione, compilando insieme una scheda da inviare poi alla Regione Campania. 
Misurando le magnolie

Contemporaneamente con la giornalista Isabella Marino, vicepresidente dell’Associazione Gli alberie noi - Isola Verde, ci siamo occupati delle pinete isolane e delle infestazioni, frutto di cattiva globalizzazione, che ne minacciano la sopravvivenza. Isabella ci ha raccontato come a suo tempo, con l’aiuto di tanti cittadini, fu sconfitta la Marchalina hellenica e come oggi si sta lottando contro la terribile Toumeyella parvicornis. Anche qui cura del verde e cittadinanza attiva si sono intrecciate strettamente e tutti i bambini dei due moduli hanno partecipato con interesse e curiosità.

Julia e la sequoia
Un’altra attività che abbiamo svolto più volte nel corso dei due anni di progetto è stata la lettura di pagine narrative o giornalistiche in tema. Fra le storie dell’anno scorso, quella che più aveva colpito i bambini era la quella di Julia Buttefly Hill, che aveva vissuto per due anni su una sequoia per salvare un bosco dal taglio indiscriminato. Così quest’anno gli abbiamo regalato una bellissima performance in cui Alessandra Calabrese interpretava Julia e MilenaCassano (anche lei bravissima) la sequoia Luna. Hanno assistito e partecipato senza un attimo di distrazione, emozionatissimi.

Fra uscite sul territorio (alla ricerca delle bellezze e delle criticità), proiezione di filmati, brainstorming, giochi, produzioni scritte e grafiche l’anno scolastico è finito, ma non il progetto. Continueremo per tutto il mese di settembre per rinsaldare e rendere duraturo il legame fra questi magnifici bambini e gli alberi. 

Grazie anche a: Assunta Barbieri Annalisa Agnese Caterina Kat Iacono Anniria Punzo
 
 

giovedì 16 aprile 2015

Verità e realtà

 Alcuni giorni fa qualcuno mi ha detto che il personaggio di Elzéard Bouffier, protagonista de L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, non è reale, ma è stato inventato dall’autore. “Hai commesso un errore nel tuo blog, non è una storia vera”(vedi post del 5ottobre 2011).
Beh, non è esatto. Forse Elzéard non è mai esistito, ma le sue azioni sono descritte con tale dovizia di particolari e così perfettamente corrispondenti alla procedura con cui si ripiantumano i boschi, da far pensare che dietro il suo personaggio sia adombrata una persona reale, forse l’autore stesso, che ha effettivamente piantato tanti alberi e ne ha visto gli effetti sull’ambiente.
D’altra parte sono assolutamente reali le storie di Felix Finkbeiner che a soli nove anni ha addirittura fondato un movimento (poi diventato l’organizzazione Plant for the Planet), riuscendo a piantare un milione di alberi in soli quattro anni; di Giovanni Atzeni che ne ha seguito le orme fondando la Plant for the Planet italiana; di tutti i soci di organizzazioni come il Green Belt Movement, o Plant for The Planet, o community come Tree-nation... e soprattutto è vera e reale, anche se assolutamente incredibile, la storia di Wangari Muta Maathai, la “signora degli alberi” che nella sua vita (Ihithe, Kenia, 1º aprile 1940 – Nairobi, 25 settembre 2011) ha piantato o fatto piantare oltre 50 milioni di alberi, lottando fino alla fine contro la deforestazione e la desertificazione (un bel profilo della sua vita qui).
Perciò la storia di Elzéard Bouffier, se pur non è reale, è vera, come sono veri tutti gli Elzéard Bouffier che ogni giorno si battono per salvare, proteggere valorizzare gli alberi, e per piantarli dove si può, salvaguardando il clima, l’integrità dei territori e la sopravvivenza delle comunità umane su questo pianeta.

domenica 28 aprile 2013

Con Legambiente e Ischia News per la Pineta Mirtina

Mercoledì 24 aprile 2013,
Pineta Mirtina, Ischia (NA)

I bimbi delle Elementari arrivano, puntualissimi, alle 10. Per loro è soprattutto una giornata di festa, ma sono curiosi di scoprire cose nuove sui nostri amici alberi. Facciamo insieme un po' di giochi sensoriali per conoscere la Natura con sensi diversi dalla vista, poi parliamo un po' delle sensazioni che hanno provato e di quanto gli alberi siano importanti nella vita di tutti noi.
Nel frattempo sono arrivati i ragazzi del Nautico e già si predispongono per la piantumazione, preparano le targhette per le piantine aromatiche, discutono fra loro sul da farsi. Con loro facciamo un gioco di ruolo in cui si improvvisano boscaioli, falegnami,alberi vecchi e giovani. Cominciano a entrare nella logica del bosco e della sua complessità. Poi piantiamo insieme le piantine offerte gratuitamente dai vivai che sponsorizzano l'iniziativa.
Il Comune di Ischia ci aveva promesso assistenza e magari anche qualche alberello dai vivai comunali, invece non si è visto nessuno e le fontanine che dovrebbero servire per annaffiare sono chiuse. Ci tocca procurarci un secchio e prendere l'acqua dai bagni pubblici. Vergogna!
Nonostante questo la giornata procede come un treno. I ragazzi, inizialmente esitanti, si entusiasmano e si danno da fare con alacrità, mentre i più piccoli disegnano al giornata e la raccontano con brevi scritti.
Teleischia riprende tutto, intervista educatori e ragazzi, la gente saprà che c'è qualcuno a cui importa la sorte di questo posto.
Il professor Sollino, studioso della Natura isolana e grande amico della Pineta Mirtina, ci raggiunge verso mezzogiorno e spiega ai ragazzi l'importanza di questa pineta nata su un lembo di lava a pochi passi dal mare, prezioso polmone verde e serbatoio di biodiversità. Ci racconta la riscoperta della Sorgente Mirtina, proprio al centro della pineta e la  trasformazione della pineta stessa in parco aromaterapico, e il successivo abbandono.
Gli adolescenti non sono sprovveduti come qualcuno crede. I loro commenti sono precisi e pungenti.
Legambiente Isola d'Ischia e Ischia News ed Eventi (magazine turistico con un'encomiabile vocazione ecologica) hanno voluto questa giornata ecologica per sensibilizzare i cittadini e le Autorità sullo stato del verde in quella che, un tempo, era chiamata "l'Isola Verde" e che oggi è sempre più vittima di un turismo dissennato e, tutto sommato, anche poco redditizio.
Chi non rispetta gli alberi e la loro antica dignità sicuramente non è un buon cittadino. Probabilmente inquina il mare, l'aria e la terra, danneggia il territorio, non differenzia i rifiuti e non fa un uso sostenibile dell'acqua e dell'energia.
Chi non rispetta gli alberi non comprende il legame, la Rete della Vita che ci unisce agli altri esseri viventi.
Chi non rispetta gli alberi e la Natura è autolesionista perché se laceri il tessuto della vita sarai anche tu a sanguinare, presto o tardi.
Chi non rispetta gli alberi uccide anche te. Digli di smettere.

L'appello di Legambiente e Ischia News per la Pineta Mirtina:

Perché la Pineta Mirtina

 

Situata a pochi passi dal mare, in una zona fortemente urbanizzata, la Pineta Mirtina costituisce un importante polmone verde per il centro abitato del Comune di Ischia.

Essa fa parte di un’area più ampia, piantumata nel 1850 ad opera di Giovanni Gussone, botanico della Corte borbonica, per ricolonizzare la colata lavica dopo l’ultima eruzione vulcanica, verificatasi nel 1300.

Divenuta Parco pubblico alla fine degli anni ’70, ha vissuto vicende alterne a causa di varie infestazioni (Processionaria, Marchalina Hellenica, Blastofago) e di cure non sempre costanti.
Ciononostante si tratta di un prezioso serbatoio di biodiversità, dove oltre ai Pini si trovano moltissime piante della macchia mediterranea: Corbezzoli, Eriche, Euforbie, Filliree, Mirti...

Proprio da questi ultimi prende il nome la sorgente Mirtina, situata al centro della pineta, la cui acqua in passato veniva imbottigliata e venduta.

Nel 2007, raccogliendo il suggerimento del Prof. Giuseppe Sollino e dell’Arch. Antonello Monaco (vedi: La Pineta Villari, un’oasi aromatica immersa nel verde dell’isola, in “La Rassegna d'Ischia”, 2/2004, pagg. 15-20), il Comune di Ischia riqualificò la pineta trasformandola in “Parco idro-aromaterapico”. La Sorgente Mirtina fu canalizzata in diverse fontane e furono piantate numerose essenze aromatiche fra cui Mirto, Alloro, Salvia, Lavanda, Rosmarino. Fu inoltre creata un’arena nella quale si sono poi svolte, per diversi anni, manifestazioni culturali di vario tipo, incluso il festival Ischia Jazz. 

Oggi la Pineta Mirtina è nuovamente abbandonata. Le piante aromatiche sono quasi tutte seccate e frequenti proteste dei cittadini lamentano presenza di rifiuti. E’ un vero peccato che un bene così prezioso venga lasciato degradarsi, ma siamo ancora in tempo. 

L’iniziativa di Legambiente e Ischia News, pur senza pretendere di essere risolutiva, vuol essere uno stimolo, un primo piccolo passo concreto per segnalare a tutti la necessità di prendersi cura di questa splendida area.

Altri articoli sull'argomento in Ischia News ed eventi:
http://www.ischianews.com/it/attualita/ambiente/2090-amala-per-raccontarla.html
http://www.ischianews.com/it/attualita/ambiente/2089-perche-gli-alberi.html




 

martedì 26 giugno 2012

A scuola dagli alberi... con passione

Anna Cassarino, artista, educatrice, scrittrice,  grande amante degli alberi, ha accettato di raccontare la sua esperienza a Gli alberi e Noi. Ecco il suo contributo:

Conoscere è il primo passo per amare e chi ama davvero sa rispettare e comportarsi nel modo giusto. Ma come è possibile farlo con ciò che non si conosce? Ecco perché, non potendone più di vedere la natura esclusa dalla cultura generale, ho deciso di far qualcosa di concreto perché le cose cambiassero. Per tutta la vita ho sperimentato che quando si hanno buone idee, passione, pazienza e coraggio si può fare molto. I soldi vengono dopo. Dovevo dimostrarlo, per non sentirmi soffocata da una società parolaia e non di parola.
Così ho creato il primo abbozzo del progetto di formazione alla natura che avevo in mente ed ho venduto la mia casa per finanziare gli anni in cui avrei avuto solo spese. Avrei viaggiato continuamente, così da vedere, capire, sperimentare, raccogliere, elaborare e diffondere. Per nove mesi ho  percorso  vari Paesi tropicali, pensando di restare in quello che mi avrebbe risposto meglio. Poi sono tornata in Italia, perché una donna sola, se da noi trova molti ostacoli, lì ne trova di più. Ho comperato un camper, ideale perché elimina una gran quantità di spese e di disagi in un colpo solo, offrendomi la libertà di cui avevo bisogno.
Anna accanto al camper con cui gira l'Europa
insegnando l'amore per gli alberi e la Natura
Ho dato al progetto il nome A SCUOLA DAGLI ALBERI perché ritengo gli alberi maestri di vita, ma ho affiancato anche  tutto ciò che interagisce nell'ambiente: animali, fenomeni naturali e animo umano. Altrimenti non si riesce ad avere una visione d'insieme e c'è un grande ostacolo alla comprensione delle cose. Per rendere piacevoli e comprensibili argomenti che di solito sono trattati in modo troppo tecnico, ho usato la forma narrativa. Per mettere in grado chiunque di cominciare  a conoscere l'argomento senza spese e spostamenti, ho creato il sito internet: www.ascuoladaglialberi.net.
Dato che parlo e scrivo in francese, spagnolo, inglese e tedesco, ho fatto l'interprete e la guida turistica di Firenze a tempo parziale per anni, ma era il lavoro artistico quello che nutriva davvero la mia vita interiore, insieme alla lettura, allo studio, alla riflessione che mi permetteva di rispondere alle tante domande che mi sono fatta fin da piccolissima. Ho voluto far nascere lo stesso desiderio nelle persone, facendo scoprire loro la straordinaria creatività e bellezza della natura a cui ci si può ispirare sempre. Il modo in cui funziona la rende molto più affascinante del suo già attraente aspetto e fa capire che, venendo da lei, facciamo parte di un insieme straordinario. Non ci sentiamo più soli né impotenti, perché possiamo riconoscere nelle sue tante modalità, qualcosa di noi.
E' difficile convincere la gente di queste cose, quando c'è un martellamento continuo in senso contrario. Io, però, continuo a scoprire cose bellissime, a scrivere, a raccontare le "favolose storie vere della natura" che ho messo dentro i miei libri, con pazienza. Fare le cose per piacere anziché per dovere dà risultati infinitamente migliori, ma arrivarci richiede tempi lunghi, come tutte le cose che valgono.
Anna Cassarino

domenica 10 giugno 2012

Alberi Monumentali parte II: Un tesoro genetico


Negli anni ’80 il Corpo Forestale dello Stato condusse una lunga ricerca su tutto il territorio nazionale per individuare gli alberi “di notevole interesse", schedando oltre 22.000 alberi “di particolare interesse”, selezionati poi fino ad individuare 2.000 esemplari “di grande interesse” e, fra di essi, 150 che presentavano un eccezionale valore storico o monumentale.

“Il censimento – si legge ancor oggi sul sito del CFS - non ha interessato gli alberi come categoria vegetale, o come risorsa economica, ma singoli soggetti arborei che hanno una propria "individualità" per essere eccezionalmente vecchi, per essere stati protagonisti di episodi storici o per essere legati alla vita di grandi uomini”…

Alcuni degli alberi individuati avevano età venerande che superavano i 2000 anni, altri erano legati a eventi storici ormai lontani nel tempo, come il “Castagno dei Cento Cavalli”, l’albero monumentale più famoso d’Italia, che si trova in Sicilia.

Scopo ulteriore dell’indagine era individuare alberi particolarmente sani e resistenti, “esemplari che hanno vinto tutte le selezioni naturali e sono campioni olimpionici della lotta per la vita intesa in termini darwiniani”, e di riprodurli nei vivai forestali, per avere una popolazione di alberi eccezionalmente resistenti e longevi. Si tratta quindi di un patrimonio di geni “forti”, derivante da individui sopravvissuti alle più tremende calamità naturali e alle violenze dell’uomo. Un’enorme ricchezza, che è importante non disperdere nel momento in cui la pressione della nostra specie sull’ambiente si fa sempre più forte.

L’inchiesta del Corpo Forestale, tuttavia, individuò solo una piccola parte degli alberi monumentali d’Italia. Successivamente altre ricerche furono condotte in diverse regioni, a cura delle Regioni stesse o di altri Enti. La più interessante di queste fu condotta da Legambiente Sicilia a partire dal settembre 2005, ed ebbe come risultato la mappatura di oltre 200 alberi monumentali sul territorio siciliano, solo nel primo anno d’indagine, con la produzione di una cartina su cui erano indicati, uno per uno, tutti i luoghi che ospitavano i patriarchi verdi. L’aspetto più interessante di questo lavoro sta nel fatto che esso sia stato inserito in una campagna, “Salvalarte”, che l’associazione ambientalista dedica solitamente a ricerche sui beni culturali e i monumenti dimenticati: in questo modo le ragioni naturalistiche e quelle storico-culturali si sono saldate insieme.

Gli alberi sono una parte così importante della nostra vita e della nostra civiltà che non dovremmo avere bisogno di monumenti per ricordarci di prendercene cura. Ma i “monumenti verdi” ci sono, e oltre che utili sono bellissimi.





La Regione Campania è in ritardo rispetto alle altre Regioni nell’opera di mappatura degli alberi monumentali. Anche nell’elenco del CFS risultano pochissimi esemplari, eppure ce ne sono tanti, sparsi qua e là sul territorio, nei boschi o in pieno territorio urbano, come il Platano di Lamartine che spicca in mezzo al traffico sul porto di Ischia… chissà quanto c’è ancora da scoprire!!!

lunedì 9 gennaio 2012

Alberi monumentali parte prima – Gli alberi e la memoria

Accadde il 23 maggio 1992, lo stesso giorno della strage di Capaci, quando furono assassinati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta. Alla notizia della strage, spontaneamente le persone cominciarono a radunarsi sotto casa di Falcone, in un primo momento in cerca di notizie più precise di quelle dei media, poi per dimostrare a quegli eroi civili la propria solidarietà e il proprio cordoglio. Accanto al portone cresceva una giovane pianta di ficus, che presto si ritrovò coperta di foglietti contenenti messaggi di cittadini che con quel semplice gesto si ponevano dalla parte dei servitori dello Stato uccisi e contro la mafia.

Sono trascorsi vent’anni e  l’ “Albero Falcone”, come affettuosamente lo chiamano i palermitani, non ha smesso per un attimo di essere ricoperto di messaggi. E’ impossibile passare di lì e non vederlo. E’ impossibile vederlo senza ricordare. E’ impossibile ricordare senza pensare.    Gli alberi hanno spesso, per noi umani, un forte legame con la memoria, forse perché molti di essi vivono assai più a lungo di noi. Gli alberi vecchi, oltre alla memoria genetica della loro specie, conservano quindi anche quella delle comunità umane. Ci sono alberi piantati apposta per ricordare, come quelli del giardino dei Giusti a Gerusalemme, o come quelli di tutti i nostri cimiteri, che sembrano pacificare le anime addolorate per la perdita di una persona cara dandoci il senso del fluire eterno della vita. Ci sono poi alberi che si sono trovati per caso ad essere testimoni di eventi storici, o che hanno avuto la ventura di incontrare personaggi famosi, come il Pino di Garibaldi o il Platano di Lamartine. Ci sono anche alberi che pur non essendo stati al centro di eventi straordinari o accanto a persone famose, conservano il ricordo di sagre antiche, di raduni di contadini prima delle fatiche dei campi, o segnano un incrocio dove un tempo i mercanti si incontravano per scambiare le loro merci. Ogni albero, anche il più umile, porta le tracce della vita della comunità umana che lo circonda, e  quanto più è vecchio, tanto  più è depositario della storia di quella comunità.
Ragazzi lasciano un messaggio di legalità sul ficus di Falcone
(continua nel prossimo post)


giovedì 27 ottobre 2011

La Festa dell'Albero

  La Festa dell’Albero trae le sue origini dalla festa che i contadini di tutta Europa celebravano, fin dai tempi degli antichi Romani, in autunno, per festeggiare la messa a dimora delle nuove piante nei boschi e nelle terre comuni. Nella loro antica saggezza i contadini sapevano che è bene rimpiazzare subito le piante perse a causa di catastrofi naturali o del taglio della legna; e, per portare a termine questa operazione in breve tempo e con successo, era d’uso unire le forze dell’intero villaggio.
Questa bella consuetudine, ripresa  da Legambiente da oltre 20 anni, ha acquisito nuovi significati, senza perdere quello originario: infatti oltre a piantare nuovi alberi (per prevenire o attenuare i rischi idrogeologici, per mitigare il surriscaldamento globale, per migliorare la qualità della vita delle persone), ci si impegna a prendersene cura (adozione) e a diffondere una cultura di rispetto per gli alberi e per la Natura in genere. Un festeggiamento particolare viene poi riservato agli alberi monumentali, quelli cioè che per varie ragioni possono essere  considerati patriarchi della loro specie e/o testimoni di eventi storici (come il platano di Lamartine, che si trova nell’isola d’Ischia, sotto la cui ombra il poeta scriveva versi immortali), unendo così la storia naturale a quella degli uomini.
La Festa dell’Albero nel racconto di Ugo Foscolo:

“12 novembre
  Jeri giorno di festa abbiamo con solennità trapiantato i pini delle vicine collinette sul monte rimpetto alla chiesa. Mio padre pure tentava di fecondare quello sterile monticello; ma i cipressi ch’esso vi pose non hanno mai potuto allignare, e i pini sono ancor giovinetti. Assistito io da parecchi lavoratori ho coronato la vetta, onde casca l’acqua, di cinque pioppi, ombreggiando la costa orientale di un folto boschetto che sarà il primo salutato dal sole quando splendidamente comparirà dalle cime dei monti. E jeri, appunto, il sole più sereno del solito riscaldava l’aria irrigidita dalla nebbia del morente autunno.
  Le villanelle vennero sul mezzodì co’ loro grembiuli di festa intrecciando i giuochi e le danze di canzonette e di brindisi. Tale di esse era la sposa novella, tale la figliuola, e tal altra la innamorata di alcuno dei lavoratori; e tu sai che i nostri contadini sogliono, allorché si trapianta, convertire la fatica in piacere, credendo per antica tradizione de’ loro avi e bisavi, che senza il giolito de’ bicchieri gli alberi non possano mettere salda radice nella terra straniera.
  Frattanto io mi vagheggiava nel lontano avvenire un pari giorno di verno quando canuto mi trarrò passo passo sul mio bastoncello a confortarmi a’ raggi del Sole, compiacendomi delle frutta che, benché tarde, avranno prodotto gli alberi piantati dal padre mio. E quando le ossa mie fredde dormiranno sotto quel boschetto alloramai ricco ed ombroso, se talvolta  lo stanco mietitore verrà a ristorarsi dall’arsura di giugno, esclamerà: egli innalzò queste fresche ombre ospitali!”

da: Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis , rid. e adatt.

Un solo commento: essere ricordati per aver piantato degli alberi è molto più gratificante della fama effimera che spesso si rincorre (aver successo in politica, fare soldi, apparire in televisione...). Anche perché gli alberi spesso vivono più a lungo di noi...

Io partecipo alla Festa dell’Albero, e voi???


Per partecipare alla Festa dell’Albero:
 troverete tutte le notizie sulle passate edizioni della Festa dell’Albero. Cliccando su http://www.legambiente.it/legambiente/mappa-sedi
 potrete rintracciare il gruppo di Legambiente più vicino a voi. Se non trovate nessun gruppo di Legambiente, auto-organizzatevi! Chiedete al vostro Comune di affidarvi una piccola area incolta o trascurata (anche un’aiuola) e adottatela. Le piante spesso le fornisce gratuitamente la Guardia Forestale. Buon lavoro e... fatemi sapere!

sabato 8 ottobre 2011

La pazienza del pino


 
Iniziando questo blog, ho detto che dovremmo imparare a vivere prendendo esempio dalle piante. Ebbene, una pianta che sicuramente ha molto da insegnarci è il pino. Mi è capitato spesso di osservare gli alberi delle pinete del Vesuvio, soprattutto pini marittimi e domestici. Vivono in un ambiente difficile, mettendo radici in durissime colate laviche che contribuiscono a disgregare.

Pini al lavoro sulle lave del Vesuvio



Per questa ragione sono usati per i rimboschimenti in zone vulcaniche: non c’è roccia che gli resista. Le radici delle altre piante, quando incontrano qualcosa di duro, deviano cercando di aggirare l’ostacolo. Quelle del pino, invece, sono provviste, in punta, di una cuffia radicale: qualcosa di simile a un’unghia durissima, che si conficca nella roccia e a lungo andare la spacca. Dopo un’eruzione, il problema principale è il rischio di alluvioni. Infatti le piogge scorrono sul manto impermeabile della colata lavica, formando una valanga d’acqua che si avventa sui centri abitati a valle, aggiungendo i suoi danni a quelli dell’eruzione. I pini, in pochi anni, pongono rimedio a tutto questo. 
Ma l’aspetto più interessante della vita di queste creature è un altro. Un’infiorescenza di pino ci mette tre anni a trasformarsi in pigna, resistendo alle intemperie e agli attacchi dei roditori. Tre lunghi anni per maturare e liberare i semi. Ognuno dei possenti colossi che compongono le pinete vesuviane ha avuto origine da una così lunga gestazione. E forse è questo che rende così ostinate queste creature, che dà loro la tenacia per continuare a incidere la roccia, che le rende capaci di sopravvivere alla scarsità d’acqua, al caldo infernale di agosto, alle gelate primaverili, agli incendi appiccati dai nostri simili... continuando a crescere, senza arrendersi. Il pino è un maestro di tenacia e pazienza. 


Particolare delle radici