Benvenuti

C'è una verità che spesso dimentichiamo: la vita sul nostro pianeta non può fare a meno degli alberi, della loro capacità straordinaria di nutrire la vita, di riportare equilibrio e armonia dove noi portiamo confusione e inquinamento. Gli alberi sono indispensabili, non solo perché respiriamo grazie a loro, ma anche perché possiedono una sorta di antica saggezza che possiamo apprendere osservandoli e imparando, per quanto possiamo, a imitarli.



Questo è il tema del mio libro ALBERI, ed è anche il tema di questo blog. Sarò felice di leggere i vostri commenti su questo e su tutto quanto riguarda queste straordinarie creature e il nostro rapporto con loro.



Lilly Cacace Rajola



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Visualizzazione post con etichetta volontariato ambientale. Mostra tutti i post
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sabato 2 settembre 2017

Un'emergenza sottovalutata

Fra le tante emergenze di questa turbolenta estate -il caldo, la siccità al sud e le piogge torrenziali al nord, gli incendi, i terremoti e i crolli - l'infestazione da Toumeyella sembra essere svanita dall'orizzonte. Probabilmente questo accade perché gli alberi non sono considerati una priorità, tanto vero che anche in caso di incendi boschivi, in molte regioni, i Vigili del Fuoco sono autorizzati a intervenire solo se il fuoco minaccia le case.
Tuttavia l'infestazione da Toumeyella, complice il gran caldo di quest'estate, è progredita e sarebbe ora che i Servizi Fitosanitari delle Regioni interessate si dessero da fare, anche perché una delle cause che hanno reso così grave l'incendio del Vesuvio di questa estate è proprio la presenza di numerosi alberi disseccati dal parassita, che hanno fornito una facile esca al fuoco.
La scorsa primavera, nell'ambito della ricerca svolta con le associazioni Gli alberi e noi - Isola Verde e Legambiente Isola d'Ischia, avevo intervistato i proff. Garonna e Marino sulle caratteristiche dell'infestazione e sulle possibili conseguenze.
Qui di seguito l'articolo:
 
Un nemico subdolo e terribile, la Toumeyella parvicornis, minaccia tutte le pinete storiche della Penisola italiana. Si tratta di un piccolissimo insetto, una cocciniglia, che attacca i pini, soprattutto quelli della specie Pinus pinea, cioè quelli che producono i pinoli, causando estesi deperimenti e in molti casi la morte della pianta. La Campania è, per ora, la regione più colpita, ma l’infestazione minaccia di espandersi come un incendio.
«Se non si fa nulla, in pochi anni potremmo registrare attacchi in tutte le pinete da pinoli d’Italia -afferma il professor Antonio Pietro Garonna, docente di Entomologia generale e applicata all’Università di Napoli Federico II- infatti questo insetto, che nel suo habitat originario nordamericano si riproduce una sola volta all’anno, nei nostri climi ha almeno tre generazioni per anno», e se si aggiunge la mancanza di competitori naturali nel nostro ambiente si ha un’idea del possibile disastro.


Foto Isabella Marino - QUISCHIA

Ma come sarà arrivata qui la Toumeyella? Semplice. Qualcuno ha importato delle piante senza rispettare le regole che impongono certificazioni fitosanitarie e severi controlli, «le stesse disposizioni che vietano di importare un antagonista della cocciniglia dall’areale nativo, perché anche quello, se introdotto in un ecosistema nuovo, potrebbe avere effetti indesiderati», continua il prof. Garonna. Ma allora non c’è una soluzione? «Stiamo studiando diversi possibili antagonisti della Toumeyella fra gli insetti locali, ma questo richiede tempo, siamo ancora alla prima fase della sperimentazione. Inoltre cerchiamo di capire perché altre specie del genere Pinus, come il pino d’Aleppo, siano molto meno suscettibili all’infestazione».
Foto Simone Verde
E le eradicazioni a tappeto nel raggio di cento metri dalle piante malate, come per la Xylella? «Assolutamente inutili. Le neanidi (gli insetti appena nati, ndr) sono talmente leggere che il vento può trasportarle per molti chilometri, come è già avvenuto qui in Campania». Ma allora l’unica soluzione è la chimica? «In ambito urbano, l’utilizzo di insetticidi è regolamentato da una recente normativa (Decreto Legislativo 14 agosto 2012, n. 150), per evitare rischi alla popolazione dovuti all’uso improprio di tali prodotti.» In altre parole è praticamente impossibile irrorarli in pinete vicine a centri abitati. Ma c’è un’altra strada: «Con l’endoterapia (iniezioni con insetticidi al tronco degli alberi, ndr) che funziona abbastanza bene soprattutto su alberi giovani, si possono ottenere validi risultati, e poi ci sono le buone pratiche: lavaggi della chioma con saponi di sali potassici, potature mirate... non sono risolutive, ma permettono di allungare la vita delle piante, dando più tempo alla ricerca. Per esempio, nella zona di Torre del Greco, salta agli occhi la differenza fra le piccole pinete private, curate dai proprietari, e la grande pineta demaniale abbandonata a se stessa». Qual è l’ostacolo principale all’applicazione massiccia di queste buone pratiche? «Questi interventi hanno un costo notevole, soprattutto perché vanno effettuati da ditte specializzate, e richiedono le necessarie autorizzazioni». Quindi tempi non brevissimi... «Gli uffici preposti stanno inquadrando sempre di più la pericolosità della situazione, ma il problema più grande resta quello dei costi».
I costi: certo un bel problema, ma non costa molto di più perdere tutti i pini? Chiedo una valutazione al prof. Davide Marino, docente di Estimo e contabilità ambientale all’Università del Molise: «Non mi risultano studi recenti su questo argomento, ma il semplice buonsenso ci dice che sarebbe un danno incalcolabile. Innanzi tutto per la perdita della produzione di pinoli, che sono già attualmente una merce molto costosa» e che andrebbero poi importati dall’estero con ulteriore rincaro, per non calcolare la perdita di posti di lavoro «e poi, visto che le pinete storiche sono quelle più a rischio per l’età delle piante, il danno al paesaggio, e di conseguenza al turismo, alla cultura, perfino all’identità di alcuni luoghi è quasi inimmaginabile». A questo poi si aggiunge il costo della distruzione delle piante morte, che per non diffondere l’infestazione andrebbero preferibilmente cippate e incenerite sul posto: operazione non facile e per l’appunto dispendiosa.
Ma allora -chiedo al prof. Garonna- non c’è niente che un cittadino di buona volontà possa fare? «Il volontariato può affiancare la ricerca, diffondendo le informazioni, e può fare pressione sugli Enti locali per l’applicazione delle buone pratiche», e una volta eliminati gli alberi morti, ci sarà bisogno di piantare giovani alberi e di prendersene cura... insomma c’è tanto da fare, e nel mondo del volontariato già qualcosa si muove.

domenica 23 luglio 2017

Il disastro del Vesuvio

Un'esperienza terribile, quella di veder bruciare per giorni e giorni la mia amata Montagna, a cui avevo dedicato i primi anni del mio volontariato ambientale. Gli alberi del Vesuvio li conoscevo quasi uno per uno, il pino esile con le radici piantate in un durissimo pezzo di lava a corda, i pinetti rinati spontaneamente dopo incendi meno catastrofici di questo... ma anche i lecci, i castagni, gli ontani napoletani... e certe ginestre così grandi e belle da sembrare alberi anche loro... Ho perso degli amici, ma non mi rassegno e non mi limito a piangere. Bisogna darsi da fare o sarà sempre peggio.
 
L'intervista su Radiotreccia
 
 
 

domenica 2 ottobre 2016

Ecofelicità


Esiste una qualità particolare di ottimismo e di impegno appassionato, comune a tutti quelli che si dedicano attivamente alla cura dell’ambiente. Un atteggiamento battagliero, appassionato ma anche scanzonato e allegro, un particolare stato d’animo che riesce a convivere anche con la tristezza o con l’indignazione suscitate dai gravi problemi ecologici con cui si confrontano quotidianamente. Quale sarà il loro segreto?
Su La Nuova Ecologia i primi risultati della mia ricerca sull'ecofelicità.
Su Ecofelicità la ricerca continua...

giovedì 16 aprile 2015

Verità e realtà

 Alcuni giorni fa qualcuno mi ha detto che il personaggio di Elzéard Bouffier, protagonista de L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, non è reale, ma è stato inventato dall’autore. “Hai commesso un errore nel tuo blog, non è una storia vera”(vedi post del 5ottobre 2011).
Beh, non è esatto. Forse Elzéard non è mai esistito, ma le sue azioni sono descritte con tale dovizia di particolari e così perfettamente corrispondenti alla procedura con cui si ripiantumano i boschi, da far pensare che dietro il suo personaggio sia adombrata una persona reale, forse l’autore stesso, che ha effettivamente piantato tanti alberi e ne ha visto gli effetti sull’ambiente.
D’altra parte sono assolutamente reali le storie di Felix Finkbeiner che a soli nove anni ha addirittura fondato un movimento (poi diventato l’organizzazione Plant for the Planet), riuscendo a piantare un milione di alberi in soli quattro anni; di Giovanni Atzeni che ne ha seguito le orme fondando la Plant for the Planet italiana; di tutti i soci di organizzazioni come il Green Belt Movement, o Plant for The Planet, o community come Tree-nation... e soprattutto è vera e reale, anche se assolutamente incredibile, la storia di Wangari Muta Maathai, la “signora degli alberi” che nella sua vita (Ihithe, Kenia, 1º aprile 1940 – Nairobi, 25 settembre 2011) ha piantato o fatto piantare oltre 50 milioni di alberi, lottando fino alla fine contro la deforestazione e la desertificazione (un bel profilo della sua vita qui).
Perciò la storia di Elzéard Bouffier, se pur non è reale, è vera, come sono veri tutti gli Elzéard Bouffier che ogni giorno si battono per salvare, proteggere valorizzare gli alberi, e per piantarli dove si può, salvaguardando il clima, l’integrità dei territori e la sopravvivenza delle comunità umane su questo pianeta.

venerdì 25 gennaio 2013

Votare non basta

E' cominciato il solito balletto della campagna elettorale. Tutti fanno polemica contro tutti, ognuno corteggia l'elettorato dell'altro ma i contenuti "veri" restano sullo sfondo. Anche quelli che mettono in risalto problemi reali, come la disoccupazione il perdurare della crisi economica, sono poi molto meno chiari quando propongono le soluzioni. Bersani, che forse è uno dei migliori, si incasina con la questione della patrimoniale (la vuole, non la vuole, la confonde con l'IMU) e va in fibrillazione per la crisi del Montepaschi; Grillo fa il populista ma poi ruggisce contro il redditometro e strizza l'occhio all'estrema destra, Berlusconi che ne parlammo a fà... e così via. Certo non è facile scegliere per chi votare. Io cercherò di andare a fondo, di conoscere i programmi e di fare una scelta ponderata, perché so che il voto è un importante esercizio di democrazia. Ma c'è una riflessione che mi conforta e al tempo stesso mi preoccupa: la democrazia non comincia e non finisce con il voto. Ci sono molti altri modi e mezzi per far sentire la propria voce, per cambiare le cose: associarsi, proporre petizioni, interrogazioni, leggi d'iniziativa popolare... anche distribuire un volantino in una piazza è un importante esercizio di democrazia se smuove le acque e aiuta a ottenere un cambiamento reale.
Perciò invito tutti a votare chi vogliono, ma a non dimenticarsi di essere cittadini il giorno dopo il voto: è il nostro impegno civile che fa davvero la differenza.
A rileggerci presto. 

mercoledì 30 novembre 2011

La Festa dell'Albero a Forio d'Ischia


29 novembre 2011. Una giornata bellissima, con un sole primaverile. E per aggiungere bellezza a bellezza, i volti di quasi 70 ragazzi dai 12 ai 19 anni -alunni della Scuola media, del Nautico e del Turistico- attenti ad ascoltare e osservare quando parlo degli alberi e dell’importanza che hanno per la nostra vita; e racconto la storia di Wangari Muta Maathai, fondatrice del Green Belt Movement, che si è battuta per tutta la vita contro la deforestazione e la desertificazione.



E poi andiamo a piantare gli alberi nel giardino della scuola. Che belle le loro facce accaldate, mentre scavano le buche per piazzare i carrubi e gli allori che abbiamo scelto per loro!I più grandi scavano con foga e rapidità, ma anche i più piccoli vogliono cimentarsi. Chi non se la sente di usare zappa e vanga contribuisce collocando le piantine nelle buche, aiutando a coprire le radici di terra, innaffiando.  Qualcuno fa semplicemente da spettatore.
La Preside si dà da fare: scava, ricopre, innaffia. In mezzo ai ragazzi, sembra una ragazzina anche lei.
C’è un gruppetto di ragazze appartato. Le sento confabulare. Mi avvicino e mi fanno: “Lilly, raccontaci una storia”. Allora parlo loro di Julia “Butterfly” Hill, che per salvare un boschetto di sequoie ha trascorso due anni in cima a uno di quegli enormi alberi. Leggo anche un brano dal  libro di Julia, La ragazza sull’albero.  Alla fine tutte vogliono le fotocopie del libro.
La voce si è sparsa e ci raggiungono altri ragazzi, guidati da una insegnante mia amica: ha sentito quello che stavamo facendo ed è venuta con tutta la classe.

Alla fine della giornata quattro carrubi e dieci allori si sono aggiunti agli alberi preesistenti. Presto cresceranno e questo posto, ancora in parte incolto, comincerà ad essere un vero giardino.






giovedì 27 ottobre 2011

La Festa dell'Albero

  La Festa dell’Albero trae le sue origini dalla festa che i contadini di tutta Europa celebravano, fin dai tempi degli antichi Romani, in autunno, per festeggiare la messa a dimora delle nuove piante nei boschi e nelle terre comuni. Nella loro antica saggezza i contadini sapevano che è bene rimpiazzare subito le piante perse a causa di catastrofi naturali o del taglio della legna; e, per portare a termine questa operazione in breve tempo e con successo, era d’uso unire le forze dell’intero villaggio.
Questa bella consuetudine, ripresa  da Legambiente da oltre 20 anni, ha acquisito nuovi significati, senza perdere quello originario: infatti oltre a piantare nuovi alberi (per prevenire o attenuare i rischi idrogeologici, per mitigare il surriscaldamento globale, per migliorare la qualità della vita delle persone), ci si impegna a prendersene cura (adozione) e a diffondere una cultura di rispetto per gli alberi e per la Natura in genere. Un festeggiamento particolare viene poi riservato agli alberi monumentali, quelli cioè che per varie ragioni possono essere  considerati patriarchi della loro specie e/o testimoni di eventi storici (come il platano di Lamartine, che si trova nell’isola d’Ischia, sotto la cui ombra il poeta scriveva versi immortali), unendo così la storia naturale a quella degli uomini.
La Festa dell’Albero nel racconto di Ugo Foscolo:

“12 novembre
  Jeri giorno di festa abbiamo con solennità trapiantato i pini delle vicine collinette sul monte rimpetto alla chiesa. Mio padre pure tentava di fecondare quello sterile monticello; ma i cipressi ch’esso vi pose non hanno mai potuto allignare, e i pini sono ancor giovinetti. Assistito io da parecchi lavoratori ho coronato la vetta, onde casca l’acqua, di cinque pioppi, ombreggiando la costa orientale di un folto boschetto che sarà il primo salutato dal sole quando splendidamente comparirà dalle cime dei monti. E jeri, appunto, il sole più sereno del solito riscaldava l’aria irrigidita dalla nebbia del morente autunno.
  Le villanelle vennero sul mezzodì co’ loro grembiuli di festa intrecciando i giuochi e le danze di canzonette e di brindisi. Tale di esse era la sposa novella, tale la figliuola, e tal altra la innamorata di alcuno dei lavoratori; e tu sai che i nostri contadini sogliono, allorché si trapianta, convertire la fatica in piacere, credendo per antica tradizione de’ loro avi e bisavi, che senza il giolito de’ bicchieri gli alberi non possano mettere salda radice nella terra straniera.
  Frattanto io mi vagheggiava nel lontano avvenire un pari giorno di verno quando canuto mi trarrò passo passo sul mio bastoncello a confortarmi a’ raggi del Sole, compiacendomi delle frutta che, benché tarde, avranno prodotto gli alberi piantati dal padre mio. E quando le ossa mie fredde dormiranno sotto quel boschetto alloramai ricco ed ombroso, se talvolta  lo stanco mietitore verrà a ristorarsi dall’arsura di giugno, esclamerà: egli innalzò queste fresche ombre ospitali!”

da: Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis , rid. e adatt.

Un solo commento: essere ricordati per aver piantato degli alberi è molto più gratificante della fama effimera che spesso si rincorre (aver successo in politica, fare soldi, apparire in televisione...). Anche perché gli alberi spesso vivono più a lungo di noi...

Io partecipo alla Festa dell’Albero, e voi???


Per partecipare alla Festa dell’Albero:
 troverete tutte le notizie sulle passate edizioni della Festa dell’Albero. Cliccando su http://www.legambiente.it/legambiente/mappa-sedi
 potrete rintracciare il gruppo di Legambiente più vicino a voi. Se non trovate nessun gruppo di Legambiente, auto-organizzatevi! Chiedete al vostro Comune di affidarvi una piccola area incolta o trascurata (anche un’aiuola) e adottatela. Le piante spesso le fornisce gratuitamente la Guardia Forestale. Buon lavoro e... fatemi sapere!

mercoledì 5 ottobre 2011

“E così la seconda storia che vi voglio raccontare...”

Questa storia incredibile, eppure assolutamente vera, è narrata in un libro famoso, L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono.
Nel 1913 l’autore, percorrendo un territorio montano della Francia meridionale, si ritrovò in una zona arida e deserta, battuta da un vento incessante, dove crescevano soltanto cespugli di lavanda selvatica. Il territorio, già abbondantemente disboscato nei secoli precedenti, era abitato da boscaioli che continuavano a pieno ritmo il taglio degli alberi per produrre carbone, all’epoca abbastanza richiesto dalle industrie, soprattutto siderurgiche, in pieno sviluppo. Le zone rimaste senza alberi erano spopolate, i villaggi in rovina, i corsi d’acqua seccati. Dove c’erano esseri umani, si trattava di gente infelice, che viveva nella precarietà, l’un contro l’altro armato, sognando solo di andar via di lì.
In questo luogo, quasi per caso, l’autore incontra Elzéard Bouffier, un pastore che aveva scelto di piantare degli alberi dove non ce n’erano, semplicemente, senza preoccuparsi di questioni burocratiche, senza neanche sapere se il terreno dove li piantava fosse pubblico o privato.
Racconta Giono:
“Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila contava di perderne ancora la metà, a causa dei roditori o di tutto quello che c’è di imprevedibile nei  disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla (...) Dissi che, nel giro di trent’anni, quelle diecimila querce sarebbero state magnifiche. Mi rispose con gran semplicità che, se Dio gli avesse prestato vita, nel giro di trent’anni ne avrebbe piantate tante altre che quelle diecimila sarebbero state come una goccia nel mare”.
L’amicizia fra lo scrittore e il pastore continuò per molti anni, fino al 1945, e in tutti quegli anni Elzéard mantenne il suo impegno. Continuò a piantare alberi che crebbero e formarono boschetti così belli e rigogliosi da attirare l’attenzione delle Autorità ed essere trasformati in aree protette statali, ignorandone l’origine. La presenza degli alberi migliorò sensibilmente il ciclo delle acque: le piogge divennero più regolari e meno devastanti, i ruscelli alimentati dalla neve trattenuta nei boschi ripresero a scorrere, il vento divenne meno violento. Con l’addolcirsi del clima i villaggi si ripopolarono e i campi abbandonati furono nuovamente coltivati. Dove prima pochi disperati vivevano di stenti, ora circa diecimila persone abitavano felicemente.
Riflettendo su questa vicenda è inevitabile pensare che noi esseri umani abbiamo un potere immenso nei confronti del pianeta che abitiamo, e un’enorme responsabilità. Perché non è indifferente tagliare alberi o piantarli, spargere rifiuti o riciclarli, produrre energia con il petrolio e l’atomo o con il sole e il vento, sprecare risorse o salvaguardarle. Elzéard Bouffier è uno dei pochi esseri umani che abbiano saputo usare pienamente, e nel modo giusto, questo potere, e noi dovremmo imparare da lui e provare a imitarlo. E’ più facile di quanto, nella nostra pigrizia, vogliamo ammettere. Conclude Giono:
“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole”.
Meditate, gente, meditate.
À bientôt.