Benvenuti

C'è una verità che spesso dimentichiamo: la vita sul nostro pianeta non può fare a meno degli alberi, della loro capacità straordinaria di nutrire la vita, di riportare equilibrio e armonia dove noi portiamo confusione e inquinamento. Gli alberi sono indispensabili, non solo perché respiriamo grazie a loro, ma anche perché possiedono una sorta di antica saggezza che possiamo apprendere osservandoli e imparando, per quanto possiamo, a imitarli.



Questo è il tema del mio libro ALBERI, ed è anche il tema di questo blog. Sarò felice di leggere i vostri commenti su questo e su tutto quanto riguarda queste straordinarie creature e il nostro rapporto con loro.



Lilly Cacace Rajola



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domenica 9 giugno 2019

Il bosco dell'armonia

Un PON in un istituto comprensivo di una città impegnativa come Napoli. Il tema erano i parchi urbani e l'importanza del verde in città, ma la scommessa sottesa era quella di riuscire a stabilire una relazione educativa fra i bambini e gli alberi, che hanno tanto da insegnare a tutti  noi.
Il percorso didattico si è snodato fra esperienze sensoriali, giochi didattici, lezioni con slide e brainstorming, fino al contatto diretto con la terra, il giorno che abbiamo piantato alloro, timo e altre piante aromatiche, quando li ho visti passare nel giro di un'ora da "Io forse  sono allergica", "La terra mi fa schifo", "Gli insetti mi fanno paura" a litigarsi le piantine e gli attrezzi: "Ehi ora devo scavare io!", "Piantare il timo tocca a me" e così via, fino a tornare a casa sudati e felici.
 
Una certa litigiosità mi è apparsa subito come una caratteristica distintiva del gruppo, costituito da bambini vivaci, intelligenti e con forti personalità, abituati più alla competizione che alla cooperazione. Questa tendenza non aveva un buon effetto sull'azione didattica, e allora bisognava inventare qualcosa per stimolare i bambini a superarla, a riconoscersi in un risultato conseguito insieme, in qualcosa che fosse "di tutti". La piantumazione andava in questa direzione, ma tornati in classe si riproponevano le stesse competizioni di sempre. E allora...

Mi invento un "boscovisore": un contenitore con fondale nel quale saranno inseriti gli alberi disegnati e ritagliati dai ragazzi, in modo da formare un bosco.
I ragazzi aderiscono con entusiasmo, producendo una grande quantità di alberi diversissimi fra loro... che fatica assemblare il tutto!
 
Ma il risultato, che a fine progetto guardano fieri, dà finalmente un'immagine di armonia:
 
 
anche nel chiuso di un'aula scolastica, gli alberi insegnano a vivere...

sabato 2 settembre 2017

Un'emergenza sottovalutata

Fra le tante emergenze di questa turbolenta estate -il caldo, la siccità al sud e le piogge torrenziali al nord, gli incendi, i terremoti e i crolli - l'infestazione da Toumeyella sembra essere svanita dall'orizzonte. Probabilmente questo accade perché gli alberi non sono considerati una priorità, tanto vero che anche in caso di incendi boschivi, in molte regioni, i Vigili del Fuoco sono autorizzati a intervenire solo se il fuoco minaccia le case.
Tuttavia l'infestazione da Toumeyella, complice il gran caldo di quest'estate, è progredita e sarebbe ora che i Servizi Fitosanitari delle Regioni interessate si dessero da fare, anche perché una delle cause che hanno reso così grave l'incendio del Vesuvio di questa estate è proprio la presenza di numerosi alberi disseccati dal parassita, che hanno fornito una facile esca al fuoco.
La scorsa primavera, nell'ambito della ricerca svolta con le associazioni Gli alberi e noi - Isola Verde e Legambiente Isola d'Ischia, avevo intervistato i proff. Garonna e Marino sulle caratteristiche dell'infestazione e sulle possibili conseguenze.
Qui di seguito l'articolo:
 
Un nemico subdolo e terribile, la Toumeyella parvicornis, minaccia tutte le pinete storiche della Penisola italiana. Si tratta di un piccolissimo insetto, una cocciniglia, che attacca i pini, soprattutto quelli della specie Pinus pinea, cioè quelli che producono i pinoli, causando estesi deperimenti e in molti casi la morte della pianta. La Campania è, per ora, la regione più colpita, ma l’infestazione minaccia di espandersi come un incendio.
«Se non si fa nulla, in pochi anni potremmo registrare attacchi in tutte le pinete da pinoli d’Italia -afferma il professor Antonio Pietro Garonna, docente di Entomologia generale e applicata all’Università di Napoli Federico II- infatti questo insetto, che nel suo habitat originario nordamericano si riproduce una sola volta all’anno, nei nostri climi ha almeno tre generazioni per anno», e se si aggiunge la mancanza di competitori naturali nel nostro ambiente si ha un’idea del possibile disastro.


Foto Isabella Marino - QUISCHIA

Ma come sarà arrivata qui la Toumeyella? Semplice. Qualcuno ha importato delle piante senza rispettare le regole che impongono certificazioni fitosanitarie e severi controlli, «le stesse disposizioni che vietano di importare un antagonista della cocciniglia dall’areale nativo, perché anche quello, se introdotto in un ecosistema nuovo, potrebbe avere effetti indesiderati», continua il prof. Garonna. Ma allora non c’è una soluzione? «Stiamo studiando diversi possibili antagonisti della Toumeyella fra gli insetti locali, ma questo richiede tempo, siamo ancora alla prima fase della sperimentazione. Inoltre cerchiamo di capire perché altre specie del genere Pinus, come il pino d’Aleppo, siano molto meno suscettibili all’infestazione».
Foto Simone Verde
E le eradicazioni a tappeto nel raggio di cento metri dalle piante malate, come per la Xylella? «Assolutamente inutili. Le neanidi (gli insetti appena nati, ndr) sono talmente leggere che il vento può trasportarle per molti chilometri, come è già avvenuto qui in Campania». Ma allora l’unica soluzione è la chimica? «In ambito urbano, l’utilizzo di insetticidi è regolamentato da una recente normativa (Decreto Legislativo 14 agosto 2012, n. 150), per evitare rischi alla popolazione dovuti all’uso improprio di tali prodotti.» In altre parole è praticamente impossibile irrorarli in pinete vicine a centri abitati. Ma c’è un’altra strada: «Con l’endoterapia (iniezioni con insetticidi al tronco degli alberi, ndr) che funziona abbastanza bene soprattutto su alberi giovani, si possono ottenere validi risultati, e poi ci sono le buone pratiche: lavaggi della chioma con saponi di sali potassici, potature mirate... non sono risolutive, ma permettono di allungare la vita delle piante, dando più tempo alla ricerca. Per esempio, nella zona di Torre del Greco, salta agli occhi la differenza fra le piccole pinete private, curate dai proprietari, e la grande pineta demaniale abbandonata a se stessa». Qual è l’ostacolo principale all’applicazione massiccia di queste buone pratiche? «Questi interventi hanno un costo notevole, soprattutto perché vanno effettuati da ditte specializzate, e richiedono le necessarie autorizzazioni». Quindi tempi non brevissimi... «Gli uffici preposti stanno inquadrando sempre di più la pericolosità della situazione, ma il problema più grande resta quello dei costi».
I costi: certo un bel problema, ma non costa molto di più perdere tutti i pini? Chiedo una valutazione al prof. Davide Marino, docente di Estimo e contabilità ambientale all’Università del Molise: «Non mi risultano studi recenti su questo argomento, ma il semplice buonsenso ci dice che sarebbe un danno incalcolabile. Innanzi tutto per la perdita della produzione di pinoli, che sono già attualmente una merce molto costosa» e che andrebbero poi importati dall’estero con ulteriore rincaro, per non calcolare la perdita di posti di lavoro «e poi, visto che le pinete storiche sono quelle più a rischio per l’età delle piante, il danno al paesaggio, e di conseguenza al turismo, alla cultura, perfino all’identità di alcuni luoghi è quasi inimmaginabile». A questo poi si aggiunge il costo della distruzione delle piante morte, che per non diffondere l’infestazione andrebbero preferibilmente cippate e incenerite sul posto: operazione non facile e per l’appunto dispendiosa.
Ma allora -chiedo al prof. Garonna- non c’è niente che un cittadino di buona volontà possa fare? «Il volontariato può affiancare la ricerca, diffondendo le informazioni, e può fare pressione sugli Enti locali per l’applicazione delle buone pratiche», e una volta eliminati gli alberi morti, ci sarà bisogno di piantare giovani alberi e di prendersene cura... insomma c’è tanto da fare, e nel mondo del volontariato già qualcosa si muove.

martedì 16 agosto 2016

Per il Regno di Nettuno

"Regno di Nettuno" è il nome dell'Area Marina Protetta delle isole di Ischia e Procida, ricchissima di natura e di storia (dal santuario dei cetacei del Canyon di Cuma agli scavi sottomarini di Aenaria). Per molti anni la gestione di questa straordinaria ricchezza è stata gestita in maniera superficiale e discontinua, ma forse ora qualcosa sta cambiando.
Su La Nuova Ecologia due articoli:
Un futuro per il Regno di Nettuno
Navigando verso Aenaria
Se gli alberi sono i polmoni del pianeta, il mare ne è il cuore. Salvaguardarlo e rispettarlo è un atto di buonsenso e di egoismo intelligente.

giovedì 16 maggio 2013

Cerchiamo i Monumenti della Natura

Gli alberi e noi, con Legambiente Isola d'Ischia e con il magazine turistico Ischia News ed eventi, inizia la campagna di sensibilizzazione “Cerchiamo i Monumenti della Natura”, per individuare alberi di notevole interesse storico e/o naturalistico, grazie alla collaborazione dei cittadini.
“Cerchiamo i Monumenti della Natura” si ispira all’omonima campagna condotta da Legambiente Sicilia a partire dal settembre 2005, che ebbe come risultato la mappatura di oltre 200 alberi monumentali sul territorio siciliano, solo nel primo anno d’indagine, con la produzione di una cartina su cui erano indicati, uno per uno, tutti i luoghi che ospitavano i patriarchi verdi.
Il territorio dell’Isola d’Ischia è, come si sa, ricchissimo sia di biodiversità e di particolarità naturalistiche, sia di tracce di una storia che risale agli antichi Greci. Tuttavia i “segni” di tutto questo sono poco leggibili sul territorio perché poco valorizzati, ignorati o addirittura cancellati da una cattiva gestione. Valorizzare gli alberi monumentali è un modo di contribuire a un’inversione di tendenza.
Il primo passo della campagna “Cerchiamo i Monumenti della Natura” consiste nell’individuazione e segnalazione dei monumenti verdi, tramite la compilazione di una scheda che Legambiente distribuirà in tutte le proprie iniziative nel prossimo anno, e che dovrà poi essere restituita a Legambiente stessa, a mano o via e-mail
(ischialegambiente@gmail.com).
La scheda può anche essere compilata online su Ischia News ed eventi (la trovate qui ).
Successivamente le segnalazioni saranno verificate ed elaborate per arrivare alla redazione di una mappa dei
monumenti verdi dell’Isola d’Ischia.
Saranno coinvolti nella ricerca anche gli alunni di diverse Scuole dell’Isola.

domenica 28 aprile 2013

Con Legambiente e Ischia News per la Pineta Mirtina

Mercoledì 24 aprile 2013,
Pineta Mirtina, Ischia (NA)

I bimbi delle Elementari arrivano, puntualissimi, alle 10. Per loro è soprattutto una giornata di festa, ma sono curiosi di scoprire cose nuove sui nostri amici alberi. Facciamo insieme un po' di giochi sensoriali per conoscere la Natura con sensi diversi dalla vista, poi parliamo un po' delle sensazioni che hanno provato e di quanto gli alberi siano importanti nella vita di tutti noi.
Nel frattempo sono arrivati i ragazzi del Nautico e già si predispongono per la piantumazione, preparano le targhette per le piantine aromatiche, discutono fra loro sul da farsi. Con loro facciamo un gioco di ruolo in cui si improvvisano boscaioli, falegnami,alberi vecchi e giovani. Cominciano a entrare nella logica del bosco e della sua complessità. Poi piantiamo insieme le piantine offerte gratuitamente dai vivai che sponsorizzano l'iniziativa.
Il Comune di Ischia ci aveva promesso assistenza e magari anche qualche alberello dai vivai comunali, invece non si è visto nessuno e le fontanine che dovrebbero servire per annaffiare sono chiuse. Ci tocca procurarci un secchio e prendere l'acqua dai bagni pubblici. Vergogna!
Nonostante questo la giornata procede come un treno. I ragazzi, inizialmente esitanti, si entusiasmano e si danno da fare con alacrità, mentre i più piccoli disegnano al giornata e la raccontano con brevi scritti.
Teleischia riprende tutto, intervista educatori e ragazzi, la gente saprà che c'è qualcuno a cui importa la sorte di questo posto.
Il professor Sollino, studioso della Natura isolana e grande amico della Pineta Mirtina, ci raggiunge verso mezzogiorno e spiega ai ragazzi l'importanza di questa pineta nata su un lembo di lava a pochi passi dal mare, prezioso polmone verde e serbatoio di biodiversità. Ci racconta la riscoperta della Sorgente Mirtina, proprio al centro della pineta e la  trasformazione della pineta stessa in parco aromaterapico, e il successivo abbandono.
Gli adolescenti non sono sprovveduti come qualcuno crede. I loro commenti sono precisi e pungenti.
Legambiente Isola d'Ischia e Ischia News ed Eventi (magazine turistico con un'encomiabile vocazione ecologica) hanno voluto questa giornata ecologica per sensibilizzare i cittadini e le Autorità sullo stato del verde in quella che, un tempo, era chiamata "l'Isola Verde" e che oggi è sempre più vittima di un turismo dissennato e, tutto sommato, anche poco redditizio.
Chi non rispetta gli alberi e la loro antica dignità sicuramente non è un buon cittadino. Probabilmente inquina il mare, l'aria e la terra, danneggia il territorio, non differenzia i rifiuti e non fa un uso sostenibile dell'acqua e dell'energia.
Chi non rispetta gli alberi non comprende il legame, la Rete della Vita che ci unisce agli altri esseri viventi.
Chi non rispetta gli alberi e la Natura è autolesionista perché se laceri il tessuto della vita sarai anche tu a sanguinare, presto o tardi.
Chi non rispetta gli alberi uccide anche te. Digli di smettere.

L'appello di Legambiente e Ischia News per la Pineta Mirtina:

Perché la Pineta Mirtina

 

Situata a pochi passi dal mare, in una zona fortemente urbanizzata, la Pineta Mirtina costituisce un importante polmone verde per il centro abitato del Comune di Ischia.

Essa fa parte di un’area più ampia, piantumata nel 1850 ad opera di Giovanni Gussone, botanico della Corte borbonica, per ricolonizzare la colata lavica dopo l’ultima eruzione vulcanica, verificatasi nel 1300.

Divenuta Parco pubblico alla fine degli anni ’70, ha vissuto vicende alterne a causa di varie infestazioni (Processionaria, Marchalina Hellenica, Blastofago) e di cure non sempre costanti.
Ciononostante si tratta di un prezioso serbatoio di biodiversità, dove oltre ai Pini si trovano moltissime piante della macchia mediterranea: Corbezzoli, Eriche, Euforbie, Filliree, Mirti...

Proprio da questi ultimi prende il nome la sorgente Mirtina, situata al centro della pineta, la cui acqua in passato veniva imbottigliata e venduta.

Nel 2007, raccogliendo il suggerimento del Prof. Giuseppe Sollino e dell’Arch. Antonello Monaco (vedi: La Pineta Villari, un’oasi aromatica immersa nel verde dell’isola, in “La Rassegna d'Ischia”, 2/2004, pagg. 15-20), il Comune di Ischia riqualificò la pineta trasformandola in “Parco idro-aromaterapico”. La Sorgente Mirtina fu canalizzata in diverse fontane e furono piantate numerose essenze aromatiche fra cui Mirto, Alloro, Salvia, Lavanda, Rosmarino. Fu inoltre creata un’arena nella quale si sono poi svolte, per diversi anni, manifestazioni culturali di vario tipo, incluso il festival Ischia Jazz. 

Oggi la Pineta Mirtina è nuovamente abbandonata. Le piante aromatiche sono quasi tutte seccate e frequenti proteste dei cittadini lamentano presenza di rifiuti. E’ un vero peccato che un bene così prezioso venga lasciato degradarsi, ma siamo ancora in tempo. 

L’iniziativa di Legambiente e Ischia News, pur senza pretendere di essere risolutiva, vuol essere uno stimolo, un primo piccolo passo concreto per segnalare a tutti la necessità di prendersi cura di questa splendida area.

Altri articoli sull'argomento in Ischia News ed eventi:
http://www.ischianews.com/it/attualita/ambiente/2090-amala-per-raccontarla.html
http://www.ischianews.com/it/attualita/ambiente/2089-perche-gli-alberi.html




 

lunedì 28 gennaio 2013

Una proposta... bellissima



"Bellezza motore del futuro" è il nome del disegno di legge proposto da Legambiente per difendere la straordinaria qualità del territorio italiano. Nel comunicato di presentazione dell'iniziativa si legge:


"La bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia ma anche e soprattutto un fattore decisivo su cui costruire il nostro sviluppo. Puntare sulla bellezza è un obiettivo imprescindibile e una chiave fondamentale per capire come il nostro Paese possa ritrovare le idee e la forza per guardare con ottimismo al futuro.
 Questo paese non produce più nuova bellezza, se non per qualche oggetto isolato. Le periferie, il consumo di suolo, l’abusivismo, l’emarginazione dei giovani, l’individualismo esasperato, i tagli alla cultura e alla scuola sono tutti fenomeni che rubano bellezza al nostro paese. Proprio la bellezza, invece,  può essere la chiave per rivedere politiche che interessano fortemente il territorio e concorrono in maniera rilevante a definirne caratteri e qualità".

 
La qualità della vita delle persone nella sua globalità è al centro della proposta di Legambiente: in questa ottica la bellezza non è solo quella delle grandi opere d'arte o delle incontaminate oasi dove la Natura si mostra in tutto il suo splendore, ma anche quella fatta di città sostenibili ecologicamente e socialmente, di territori non più violentati da abusivismo e incendi, di cura per i beni comuni, per l'istruzione, la ricerca, la cultura. La bellezza di Legambiente è quella che odia le diseguaglianze che creano ingiustizia, ma ama la diversità che arricchisce e aggiunge qualità, agli ecosistemi come alla società.
Insomma, come dire che la bellezza non è un diamante isolato, ma un bosco rigoglioso e complesso.
La bellezza è armonia.
 
Tra i primi firmatari della legge Don Luigi Ciotti, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Roberto Saviano, Ricky Tognazzi, Syusy Blady, Neri Marcorè, Dario Vergassola, Patrizio Roversi, Giuseppe Cederna, Franco Iseppi.
 
Per informazioni e per aderire:
 




 


 

domenica 10 giugno 2012

Alberi Monumentali parte II: Un tesoro genetico


Negli anni ’80 il Corpo Forestale dello Stato condusse una lunga ricerca su tutto il territorio nazionale per individuare gli alberi “di notevole interesse", schedando oltre 22.000 alberi “di particolare interesse”, selezionati poi fino ad individuare 2.000 esemplari “di grande interesse” e, fra di essi, 150 che presentavano un eccezionale valore storico o monumentale.

“Il censimento – si legge ancor oggi sul sito del CFS - non ha interessato gli alberi come categoria vegetale, o come risorsa economica, ma singoli soggetti arborei che hanno una propria "individualità" per essere eccezionalmente vecchi, per essere stati protagonisti di episodi storici o per essere legati alla vita di grandi uomini”…

Alcuni degli alberi individuati avevano età venerande che superavano i 2000 anni, altri erano legati a eventi storici ormai lontani nel tempo, come il “Castagno dei Cento Cavalli”, l’albero monumentale più famoso d’Italia, che si trova in Sicilia.

Scopo ulteriore dell’indagine era individuare alberi particolarmente sani e resistenti, “esemplari che hanno vinto tutte le selezioni naturali e sono campioni olimpionici della lotta per la vita intesa in termini darwiniani”, e di riprodurli nei vivai forestali, per avere una popolazione di alberi eccezionalmente resistenti e longevi. Si tratta quindi di un patrimonio di geni “forti”, derivante da individui sopravvissuti alle più tremende calamità naturali e alle violenze dell’uomo. Un’enorme ricchezza, che è importante non disperdere nel momento in cui la pressione della nostra specie sull’ambiente si fa sempre più forte.

L’inchiesta del Corpo Forestale, tuttavia, individuò solo una piccola parte degli alberi monumentali d’Italia. Successivamente altre ricerche furono condotte in diverse regioni, a cura delle Regioni stesse o di altri Enti. La più interessante di queste fu condotta da Legambiente Sicilia a partire dal settembre 2005, ed ebbe come risultato la mappatura di oltre 200 alberi monumentali sul territorio siciliano, solo nel primo anno d’indagine, con la produzione di una cartina su cui erano indicati, uno per uno, tutti i luoghi che ospitavano i patriarchi verdi. L’aspetto più interessante di questo lavoro sta nel fatto che esso sia stato inserito in una campagna, “Salvalarte”, che l’associazione ambientalista dedica solitamente a ricerche sui beni culturali e i monumenti dimenticati: in questo modo le ragioni naturalistiche e quelle storico-culturali si sono saldate insieme.

Gli alberi sono una parte così importante della nostra vita e della nostra civiltà che non dovremmo avere bisogno di monumenti per ricordarci di prendercene cura. Ma i “monumenti verdi” ci sono, e oltre che utili sono bellissimi.





La Regione Campania è in ritardo rispetto alle altre Regioni nell’opera di mappatura degli alberi monumentali. Anche nell’elenco del CFS risultano pochissimi esemplari, eppure ce ne sono tanti, sparsi qua e là sul territorio, nei boschi o in pieno territorio urbano, come il Platano di Lamartine che spicca in mezzo al traffico sul porto di Ischia… chissà quanto c’è ancora da scoprire!!!

lunedì 9 gennaio 2012

Alberi monumentali parte prima – Gli alberi e la memoria

Accadde il 23 maggio 1992, lo stesso giorno della strage di Capaci, quando furono assassinati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta. Alla notizia della strage, spontaneamente le persone cominciarono a radunarsi sotto casa di Falcone, in un primo momento in cerca di notizie più precise di quelle dei media, poi per dimostrare a quegli eroi civili la propria solidarietà e il proprio cordoglio. Accanto al portone cresceva una giovane pianta di ficus, che presto si ritrovò coperta di foglietti contenenti messaggi di cittadini che con quel semplice gesto si ponevano dalla parte dei servitori dello Stato uccisi e contro la mafia.

Sono trascorsi vent’anni e  l’ “Albero Falcone”, come affettuosamente lo chiamano i palermitani, non ha smesso per un attimo di essere ricoperto di messaggi. E’ impossibile passare di lì e non vederlo. E’ impossibile vederlo senza ricordare. E’ impossibile ricordare senza pensare.    Gli alberi hanno spesso, per noi umani, un forte legame con la memoria, forse perché molti di essi vivono assai più a lungo di noi. Gli alberi vecchi, oltre alla memoria genetica della loro specie, conservano quindi anche quella delle comunità umane. Ci sono alberi piantati apposta per ricordare, come quelli del giardino dei Giusti a Gerusalemme, o come quelli di tutti i nostri cimiteri, che sembrano pacificare le anime addolorate per la perdita di una persona cara dandoci il senso del fluire eterno della vita. Ci sono poi alberi che si sono trovati per caso ad essere testimoni di eventi storici, o che hanno avuto la ventura di incontrare personaggi famosi, come il Pino di Garibaldi o il Platano di Lamartine. Ci sono anche alberi che pur non essendo stati al centro di eventi straordinari o accanto a persone famose, conservano il ricordo di sagre antiche, di raduni di contadini prima delle fatiche dei campi, o segnano un incrocio dove un tempo i mercanti si incontravano per scambiare le loro merci. Ogni albero, anche il più umile, porta le tracce della vita della comunità umana che lo circonda, e  quanto più è vecchio, tanto  più è depositario della storia di quella comunità.
Ragazzi lasciano un messaggio di legalità sul ficus di Falcone
(continua nel prossimo post)


giovedì 27 ottobre 2011

La solidarietà dei lecci

I lecci sono bellissime querce, slanciate, eleganti; ma la loro maggiore bellezza è nella loro socialità. Provate ad entrare in una lecceta e vi sembrerà di essere nella giungla. Gli alberi e le piante del sottobosco sono fitti, e nascondono alla vista il resto del mondo. Su ogni albero, poi, hanno la loro casa diversi animali: topi quercini nelle radici, ghiandaie ed altri uccelli sui rami… è un bosco talmente pieno di vita che viene da domandarsi come fanno tante creature a vivere insieme in così poco spazio e sembrare così a loro agio.
Infatti è difficile capirlo per chi come noi ha dato vita a società estremamente competitive, soprattutto qui, nel ricco ed egoista nord del mondo, dove ci si ricorda che le risorse sono limitate solo quando altri chiedono di accedervi. Quante volte abbiamo sentito dire: “la coperta è stretta” per giustificare inimicizie fra gruppi etnici o sociali? E se, invece di tirare la coperta di qua e di là, ci facessimo caldo a vicenda con i nostri stessi corpi? E’ quello che fanno le piante. Manca l’acqua? Non è una buona ragione per rubarsela a vicenda, al contrario: i grandi alberi fanno ombra con le loro chiome alle piante erbacee e queste conservano l’acqua per le radici degli alberi. In questo modo una risorsa fondamentale viene salvaguardata e al tempo stesso è sfruttata al massimo. Oh-oh, forse le piante della lecceta hanno qualcosa da insegnarci anche in tema di economia...